
Il sole tiepido accarezzava le statue barocche di Piazza Navona, mentre un gatto soriano, Michelangelo, si muoveva con circospezione tra la folla. Conosceva ogni anfratto, ogni odore, ogni rumore di quella sua giungla di pietra. Turisti vocianti, artisti di strada intenti nelle loro performance, il gorgogliare costante della Fontana dei Quattro Fiumi: tutto faceva parte della sua quotidianità.
Un giorno, un ronzio insolito ruppe la consueta sinfonia della piazza. Un piccolo drone, agile e scattante, saettò tra le teste dei passanti. Michelangelo, appostato all’ombra di un tavolino di un caffè, drizzò le orecchie. Non era uno dei soliti droni turistici. Questo aveva un piccolo braccio meccanico con una pinza all’estremità.
La folla si fermò, sorpresa e incuriosita. I cellulari si alzarono per immortalare l’insolito oggetto volante. Michelangelo, invece, sentì un vago senso di allarme. Qualcosa in quel marchingegno non gli piaceva.
Il drone si abbassò improvvisamente verso una signora intenta ad ammirare la fontana. In un lampo, la pinza meccanica afferrò qualcosa dalla sua borsa: un portafoglio di vivace colore. Un grido di sorpresa ruppe il silenzio. Il drone, leggero e veloce, si dileguò tra i palazzi, lasciando dietro di sé un’eco di stupore.
Michelangelo scattò. L’istinto, la curiosità, forse un innato senso di giustizia felina lo spinsero all’inseguimento. Saltò con agilità sui gradini della fontana, si insinuò tra le gambe dei turisti, la sua sagoma felina un lampo grigio nel cuore pulsante della piazza.
La corsa fu rapida. Il drone, nonostante la sua velocità, non era adatto a districarsi nel labirinto di ostacoli improvvisi. Michelangelo, con uno scatto fulmineo, lo raggiunse proprio mentre tentava di imboccare un vicolo stretto. Con una zampata precisa e ben assestata, lo fece precipitare a terra.
Il drone cadde rovinosamente sul selciato, il portafoglio sbalzò di lato. La signora, ancora incredula, vide il suo maltolto rotolare ai suoi piedi, accanto a un gatto soriano dall’aria stranamente soddisfatta.
Un mormorio di sorpresa si diffuse tra la folla. Qualcuno applaudì, altri risero increduli. I cellulari ora riprendevano il gatto, il drone inerme, il portafoglio recuperato. Michelangelo, imperturbabile, si leccò una zampa con noncuranza, come se avesse semplicemente catturato un topo particolarmente rumoroso.
La notizia dell’impresa del “gatto eroe di Piazza Navona” si diffuse rapidamente sui social media. Le immagini del felino che “atterrava” il drone ladro divennero virali in poche ore. Giornali online e telegiornali locali diedero spazio alla singolare vicenda. Qualcuno propose scherzosamente di dedicargli una statua accanto a quelle ben più imponenti della fontana.
Michelangelo, ignaro della sua improvvisa celebrità, tornò al suo posto preferito sotto il sole caldo di Roma, pronto a sonnecchiare e a osservare il frenetico viavai della piazza, sempre all’erta, nel caso qualche altro strano oggetto volante avesse osato turbare la sua tranquilla esistenza romana.
