
È un evento avvolto nel mistero e nella tradizione, un momento cruciale nella vita della Chiesa Cattolica. Dopo la morte o le dimissioni di un Papa, il mondo guarda con il fiato sospeso mentre i cardinali si riuniscono per eleggere il suo successore.
Nel caso del conclave che ha portato all’elezione di Papa Leone XIV, le procedure sono state quelle consuete, meticolosamente codificate nel corso dei secoli.
Nei giorni successivi alla sede vacante, i cardinali elettori – quelli di età inferiore agli 80 anni – si sono riuniti a Roma. Hanno partecipato a messe solenni, pregando per la guida dello Spirito Santo. Poi, in un pomeriggio designato, hanno fatto il loro ingresso processionale nella Cappella Sistina. È un momento carico di significato, con i cardinali che sfilano in abiti rossi, cantando il “Veni Creator Spiritus”, un inno per invocare lo Spirito Santo.
Una volta che tutti i cardinali elettori sono entrati nella Cappella Sistina, le porte vengono chiuse. Il Maestro delle Cerimonie Liturgiche pronuncia la solenne formula “Extra omnes!”, che significa “Tutti fuori!”. A questo punto, rimangono all’interno solo i cardinali elettori e poche persone autorizzate (come il segretario del Collegio Cardinalizio e alcuni addetti ai servizi). Questo isolamento dal mondo esterno è fondamentale per garantire la libertà di voto e la riservatezza del processo.
Nei giorni successivi, i cardinali procedono con le votazioni. La mattina e il pomeriggio si tengono delle sessioni di voto. Ogni cardinale riceve una scheda sulla quale scrive il nome del suo prescelto, la piega in due, la depone in un calice e poi la fa cadere in un’urna. Dopo che tutti i cardinali hanno votato, le schede vengono contate.
Il mondo esterno attende con ansia i segnali che provengono dal comignolo della Cappella Sistina.
Se non si raggiunge la maggioranza richiesta (i due terzi dei voti), le schede vengono bruciate con l’aggiunta di paglia umida o di una sostanza che produce fumo nero. Questo è il segnale che le votazioni non hanno avuto successo.
Quando un candidato ottiene la maggioranza dei due terzi, le schede vengono bruciate senza aggiungere altro, producendo fumo bianco. Questo è il segnale tanto atteso: un nuovo Papa è stato eletto! Le campane di San Pietro iniziano a suonare a distesa per confermare l’evento.
Una volta eletto, il Decano del Collegio Cardinalizio (o il cardinale più anziano per ordine) si rivolge all’eletto chiedendogli se accetta l’elezione e quale nome intende assumere come Pontefice.
Dopo l’accettazione, il nuovo Papa viene condotto nella “Stanza delle Lacrime” (una piccola sacrestia) dove indossa per la prima volta le vesti pontificali. Quindi, si affaccia al balcone della Basilica di San Pietro e il Cardinale Protodiacono annuncia al mondo con le famose parole: “Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam! Eminentissimum et reverendissimum Dominum, Dominum [nome], Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem [cognome], qui sibi nomen imposuit [nome pontificale].”
E così, ieri, abbiamo sentito quelle parole per il Cardinale Robert Francis Prevost, ora Papa Leone XIV.
È un processo antico e solenne, intriso di spiritualità e di storia.
