Sono state territorio di conquista, spazi da convertire all’agricoltura, all’allevamento e agli insediamenti umani. In tempi più recenti, hanno fatto da rifugio a briganti, ladri e chiunque avesse problemi con la giustizia o il vivere civile. Questo è stato un ulteriore motivo per distruggere territori impervi ritenuti covo di persone poco raccomandabili.
La riforestazione è l’azione da parte dell’uomo di rigenerare le foreste che vengono distrutte per lo sfruttamento del legname, incendi o la riconversione in pascoli…
La deforestazione colpisce molte aree del Pianeta, ma in particolare quelle aree che forniscono legname pregiato e purtroppo sono anche più ricche…
Conosciamole meglio
In Italia, e in quasi tutta Europa, solo oggi i boschi mostrano segni di recupero, almeno in termini di superficie. Nel nostro paese il loro stato desta una certa preoccupazione: siamo ormai lontani dalla situazione originale, che vedeva la penisola interamente ricoperta da foreste, dall’Aspromonte alle Alpi. Restano oggi aree piuttosto limitate e soprattutto molte specie animali e vegetali sono ormai scomparse. I nostri boschi, seppure in ripresa, mostrano ancora difficoltà nell’ospitare alti livelli di biodiversità che assicurino le importanti funzioni ecologiche.
Nel resto del mondo le foreste continuano a piegarsi all’espansione della nostra specie, dalle foreste tropicali dell’Amazzonia a quelle del Borneo, ma anche quelle boreali della Siberia e del Canada, minacciate dalle piogge acide, dal taglio, dagli incendi e dai cambiamenti climatici.
Le foreste tropicali ospitano la più elevata biodiversità del Pianeta con moltissime specie ancora da scoprire e il rischio che possano estinguersi prima di essere rese note alla scienza.
Non meno importanti, anche se sicuramente meno ricche di specie, sono le foreste temperate. Dopo il silenzioso inverno, questi luoghi tornano a popolarsi di insetti e risuonano del canto degli uccelli migratori che volano per migliaia di chilometri prima di raggiungere tali territori e riprodursi.
Spostandoci a sud cambiano le specie di alberi, piante e animali. Le estati si allungano e aumentano le precipitazioni piovose; siamo nel regno delle foreste decidue dominate da querce, faggi e pioppi. Scendendo ancora più a sud le temperature si fanno più calde e le estati secche, compaiono alberi e arbusti adattati a queste difficili condizioni: piante con foglie coriacee e sempreverdi, come la sughera, il leccio e i pini.
Un po’ di storia
Il punto di svolta nel futuro delle foreste è avvenuto circa 13.000 anni fa, quando alcune popolazioni sulle sponde del Mediterraneo cominciarono a coltivare le piante e allevare gli animali. Fino ad allora la nostra specie era stata composta da tribù nomadi di cacciatori e raccoglitori. Prima con asce rudimentali, poi con i primi utensili in metallo, fino alle moderne motoseghe e bulldozer: nel corso del tempo, l’uomo ha abbattuto le foreste albero dopo albero. E il prezioso manto verde si riduce di oltre 200.000 km2 l’anno.
L’Amazzonia è vitale non solo per le popolazioni che dipendono dalla foresta pluviale per il cibo, l’acqua, il legno e le medicine, ma anche per il clima. Si calcola che racchiuda circa 76 miliardi di tonnellate di carbonio e che i suoi alberi rilascino fino a 20 miliardi di tonnellate di acqua nell’atmosfera ogni giorno, svolgendo un ruolo fondamentale nei cicli globali e regionali del carbonio e dell’acqua.
La foresta amazzonica occupa una superficie di sei milioni di chilometri quadrati, nonostante copra solo l’1 per cento della superficie del pianeta, contiene quasi un terzo di tutte le foreste pluviali tropicali rimaste sulla Terra e ospita il 10 per cento di tutte le specie di animali selvatici che conosciamo.
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