L’ha comunicato il presidente del Piemonte Alberto Cirio al termine di un vertice in Regione stamattina per fare il punto sull’emergenza idrica con consorzi idrici, associazioni agricoltori, Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente e gli Ato, che gestiscono gli usi civili dell’acqua. “Ieri abbiamo chiesto lo stato di emergenza per avere maggiore possibilità di intervento e quello di calamità naturale per poter riconoscere i danni alle colture risicole, mais e frutta che sono quelle che patiscono di più” ha spiegato Cirio che ha presentato i tre provvedimenti anti siccità che la Regione metterà in campo nelle prossime ore.
La richiesta ai trenta gestori di bacini di acqua per uso idroelettrico di aprire le dighe e autorizzare il rilascio del 20 per cento delle proprie scorte. «Questo ci consentirebbe di salvare i raccolti agricoli e non andare in sofferenza per i prossimi 15-20 giorni, in attesa che le previsioni del tempo migliorino» ha spiegato il presidente che contatterà nelle prossime ore i gestori per concordare l’operazione. Più facile nel caso di soggetti a partecipazione pubblica, come è avvenuto per la diga di Ceresole, da trattare, anche dal punto di vista economico, in caso di gestori privati.

