In una tiepida giornata di primavera, mentre la Luna si preparava a prendere il posto del Sole, Hera si dilettava a fare quattro chiacchiere con le amiche nel suo bellissimo palazzo sull’Olimpo. Tra un sorso di ambrosia e l’altro, si divertiva a raccontare pettegolezzi su Afrodite e i suoi amori, ignara di ciò che Zeus le stava nascondendo.…. Il ‘furbone che aveva amato di nascosto Latona, figlia dei titani Febe e Ceo, adesso non sapeva come nascondere il pancione della dea, che era diventato veramente enorme dopo quasi nove mesi! Meditò a lungo e, a malincuore, decise: “Cara, credo sia meglio farsi ospitare in un paese lontano, se Hera sapesse… non oso immaginare la sua reazione” A Latona sembrò un giusto consiglio, anche perché conosceva molto bene Hera.
Iniziò subito il viaggio, ma dovette penare molissimo: nessuno voleva ospitarla, perché tutti temevano l’ira della regina degli dei! Alla fine, dopo qualche giorno, con i piedi gonfi per la stanchezza e per il peso, fu ospitata dagli abitanti di un’isoletta errante: Delo.
Nell’istante in cui Latona fu accolta a Delo, per ricompensa, l’isola fu fissata in fondo al mare ed ella potè partorire i suoi 2 amatissimi figli: Apollo e ed Artemide che crebbero belli e forti, diventando abili arcieri.
Ma le pene di Latona non finirono! Una donna di nome Niobe, figlia di SI Tantalo e regina di Tebe, aveva sposato il re Anfione dal quale aveva la avuto una prole numerosissima: dodici figli, sei maschi e sei femmine.
Niobe era felicissima dei suoi bellissimi figli, ma la sua arroganza superava ogni cosa, persino il rispetto per gli dei: ordinò al popolo di Tebe di venerarla al posto di Latona, che aveva solo due figli.
Questa grave offesa arrivò presto alle orecchie di Apollo ed Artemide che punirono in modo atroce l’arroganza di Niobe: ad una ad una le loro frecce colpirono a morte i suoi dodici figli. Niobe, distrutta dal dolore, supplicò Zeus di trasformarla in pietra, ma fu ascoltata solo dopo un lungo girovagare. Arrivata in Lidia, fu trasformata in roccia dalla quale sgorgò una fonte perenne alimentata dalle sue lacrime. Mai sfidare gli dei!

