Sul finire del 2019, l’Unesco ha ufficialmente dichiarato la musica Gnaoua (scritta anche Gnawa) Patrimonio Immateriale dell’umanità. Diffuso specialmente in Marocco, questo genere musicale affonda le sue radici in un’epoca remota.
Secondo le fonti, si è sviluppato nel Nord Africa partendo dai canti dei discendenti degli schiavi neri.
Si tratta quindi di una tradizione musicale che risale al XVI secolo e che è nata dall’incontro e dall’unione tra le sonorità tipiche del Sahel e i ritmi maghrebini.
Una mescolanza creata dalla necessità di mantenere in vita, sotto altra forma, pratiche e rituali animisti in quelle società caratterizzate dall’Islam. Grazie a queste fusioni è nata la musica Gnaoua, in cui il sacro si fonde con il profano.
Gli strumenti della musica Gnaoua. Il guembri è uno strumento a corda, simile a liuto, fondamentale per creare i tipici ritmi Gnaoua; in genere, ha due o tre corde, con una cassa di risonanza rettangolare ricoperta con pelli d’animale (di capra o addirittura di dromedario). Il guembri viene suonato dal leader del gruppo Gnaoua, chiamato Maâlem.
Altri strumenti tipici di questa musica sono i qraqebs, idiofoni molto simili alle nacchere, e il t’bel, grosso tamburo a membrana doppia che si suona con bacchette.

