Nelle scuole giapponesi ancora oggi, nel 2022, esistono regolamenti scolastici che impongono, soprattutto alle ragazze, norme di natura estetica che mirano ad omologare gli studenti: l’ultima riguarda la coda di cavallo, vietata perché mostrerebbe il collo delle ragazze e i maschi potrebbero distrarsi.
Queste direttive, note come buraku kōsoku, impongono, ad esempio, l’uso di biancheria esclusivamente bianca, in modo che sia poco visibile dai vestiti, oppure si rende obbligatoria una determinata forma delle sopracciglia, la lunghezza dei calzini o delle gonne. E poi i capelli: no al taglio undercut a meno che la parte superiore non sia abbastanza lunga da coprire quella rasata. No ai capelli tinti che devono invece essere neri e lisci.
Le prime rigide regole in ambito scolastico vennero introdotte nel 1870, quando il governo giapponese stabilì per la prima volta un sistema di istruzione regolamentato. In epoca più moderna, attorno agli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, ne vennero introdotte altre per placare atti di violenza e insubordinazione giovanile. Ad esempio erano state vietate le gonne troppo lunghe perché erano usate dalle ragazze delinquenti o sukeban.
Un’omologazione che ha raggiunto livelli oramai insostenibili: si sono registrati casi di ragazze risarcite per lo stress alle quali la scuole le ha sottoposte. Altre che si sono viste recapitare a casa il libro fotografico di fine anno con le loro foto ritoccate dove i capelli apparivano del “giusto colore”. Nel 2019 un’indagine del consiglio Gifu Prefectural Board of Education aveva rilevato come oltre il 90% delle scuole superiori monitorate aveva mantenuto regole così restrittive da ledere i diritti umani degli studenti. L’anno successivo un altro sondaggio condotto nella prefettura meridionale di Fukuoka, riportava come una scuola su 10 aveva vietato la coda di cavallo.
Non sono mancate proteste di studenti e genitori per rivedere se non addirittura eliminare queste costrizioni da parte dei consigli scolastici. Alcuni istituti permettono di scegliere il colore dell’intimo tra nero, grigio o blu. Un piccolo microscopico passo in una società che, da queste denunce, difficilmente permette alle persone di esprimere la propria unicità a scuola così come al lavoro dove, alle donne, alcune compagnie hanno imposto di non indossare gli occhiali.

