Quest’anno il Carnevale è cominciato ufficialmente domenica 4 febbraio e si concluderà il 13 febbraio, Martedì Grasso.
I bambini aspettano con grande gioia questo periodo dell’anno perché possono mascherarsi indossando i costumi dei personaggi che più amano e andare in giro con mamma e papà divertendosi a lanciare coriandoli e stelle filanti. Anche gli adulti però assistono con piacere alle sfilate in maschera e a quelle dei carri allegorici dando via libera alla fantasia e alla gioia di cui c’è grande bisogno in questo periodo.
Purtroppo la pandemia impedisce lo svolgimento delle celebrazioni più fastose e festose, ma l’anima popolare ha viva nella memoria la fragorosa allegria che questa festività porta con sé e fa di tutto per rendere omaggio ad un periodo dell’anno capace di portare gioia e ilarità.
Il Carnevale è una festa che ha origini antichissime, infatti si può accostare ai Saturnali, una delle più diffuse e popolari feste religiose di Roma antica che si celebrava ogni anno dal 17 al 23 dicembre, in onore di Saturno di cui si favoleggiava fosse stato il dio dell’età dell’oro, quando gli uomini vivevano felici, nell’abbondanza e in perfetta uguaglianza fra loro. Tali condizioni si volevano rievocare nei giorni dei Saturnali che venivano festeggiati con lauti banchetti, con sacrifici al dio Saturno e si concedeva massima libertà agli schiavi per rappresentare l’antico stato di uguaglianza.
Carnevale è la festa dell’allegria e della gioia e porta a ognuno di noi il desiderio di dimenticare per un periodo, se pur breve, problemi e affanni.
Ho un ricordo del Carnevale di quando ero una giovane e avvenente ragazza. Al mio paese, un piccolo borgo arroccato tra i monti, non venivano fatte sfilate di carri allegorici, ma ognuno, singolarmente o a piccoli gruppi, usava mascherarsi e andare di casa in casa a recitare brevi “farse” che loro stessi ideavano e preparavano. Il successo era assicurato se i padroni di casa si mostravano sorridenti e felici e se offrivano agli “attori” cenette e bevande.
Un anno io e la mia attuale cognata con cui sono stata sempre amica, decidemmo di mascherarci: lei si travestì da soldato ed io da dama dell’ 800. All’epoca avevo lunghi capelli biondi e per l’occasione indossai una parrucca di corti riccioli neri, regalo di un mio zio che viveva in Venezuela.
Il nostro divertimento fu grande perché, passeggiando nella piazza del paese, tutti coloro che ci incrociavano cercavano di indovinare la nostra identità senza riuscirci. Solo a tarda sera, quando la gente cominciò a scemare nelle strade, decidemmo di toglierci le mascherine che coprivano il nostro viso e tutti scoppiarono in una sonora risata sostenendo che avevano avuto qualche dubbio su di me a causa della mia inconfondibile camminata.
Bei tempi di allora e bello il Carnevale che offre da sempre uno spirito ridanciano di gioia e di allegria!

