Le tecniche mediche e psicologiche si sono evolute nel tempo, e oggi una diagnosi di disturbo dello spettro autistico arriva molto presto, nei primi due anni di vita dei giovani pazienti. Una di queste tecniche è quella innovativa usata proprio all’Opera Don Orione, nel Centro Boggiano Pico: un robot umanoide iCub che si interfaccia con i bambini autistici e gioca con loro, aiutandoli a sviluppare capacità cognitive e comportamentali che noi diamo per scontate. Il team di ricercatori che ha sviluppato il macchinario fa parte dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT): è la prima volta al mondo di un robot umanoide sperimentato in campo clinico. Nel pratico, il robot aiuta i pazienti a capire il punto di vista spaziale dell’altro: il bambino siede di fronte a iCub, che ha in mano un cubo: sulla faccia del cubo visibile al bambino c’è il disegno di un topo, su quella visibile al robot una balena. Al bambino, che ha in mano un cubo identico e vede solo il simbolo del roditore, verrà chiesto cosa vede il robot. Girando, esplorando e giocando con il cubo che ha in mano, il bambino sarà in grado di mettersi nei panni del suo interlocutore e dare la risposta esatta. E tutto questo avendo davanti un robot con fattezze umane, ma che di umano non ha lo sguardo o il sorriso, e con cui quindi il bambino autistico sarà più facilmente in grado di interagire. Di questo macchinario umanoide esistono altri 42 esemplari, sparsi soprattutto in Europa e circa 50 i piccoli pazienti che hanno partecipato alla fase iniziale della sperimentazione col robot al Don Orione di Genova, che si è conclusa a giugno.
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