Che si decida di chiamarli ufo (unidentified flying object– “oggetti volanti non identificati”) oppure uap (unidentified aerial phenomena, o “fenomeni aerei non identificati”) – i velivoli che sfidano le leggi della fisica sono tornati!
L’attesissimo rapporto del Pentagono, pubblicato lo scorso giugno, non ha tuttavia presentato risultati soddisfacenti.
L’analisi dei fenomeni aerei non identificati registrati a partire dal 2004, per un totale di 144 avvistamenti, non sono infatti stati spiegati. Nel rapporto si legge che non ci sono prove per confermare che dietro ad alcuni di quei fenomeni vi siano esistenze extraterrestri, ma anche che non ci sono prove per escluderle.
Si parla di oggetti volanti le cui caratteristiche sembrano superiori a quelle di veicoli aerei finora osservati sulla Terra, per velocità, manovrabilità, sistemi di propulsione e, più in generale, per tecnologia mostrando caratteristiche di volo inusuali che non rientrerebbero nelle possibilità note in Russia o in Cina, definendosi come un pericolo potenziale per la sicurezza dei velivoli “normali”.
Un esempio chiaro è il cosiddetto caso della Nimitz del 2004, quando due piloti della portaerei statunitense hanno avvistato un oggetto bianco che per la sua forma ricordava un’enorme caramella Tic Tac. Lo strano oggetto avrebbe reagito ai movimenti dei piloti per poi sparire in un batter d’occhio e riapparire poco dopo, dimostrando straordinarie velocità di movimento.
Sull’episodio avrebbe indagato l’Aatip, il “Programma avanzato per l’identificazione di minacce aerospaziali” del Pentagono, in seguito ribattezzato Uap task force. Il recente rapporto sugli uap è stato realizzato proprio da questo ente.
Rispetto al caso della Nimitz non si escludono però errori di descrizione per errata percezione, e finanche i sistemi tecnici più sofisticati non possono essere considerati infallibili. Come si ammette nel rapporto, casi in cui uap hanno evidenziato “insolite caratteristiche di volo” potrebbero anche essere il risultato di errori dei sensori o “spoofing (“presa in giro”) – una tecnica che inganna i sistemi radar mostrando delle informazioni imprecise, anche perché i sensori militari statunitensi sono progettati per missioni specifiche e non sono di norma adatti a identificare un uap.
Nel rapporto appena pubblicato si chiedono pertanto “investimenti per l’analisi, la raccolta e le risorse”.

