Per la sua qualità di conservazione dei cibi, il sale è ed è stato molto prezioso e fino a qualche decennio fa era considerato “monopolio di Stato”, in altri termini lo Stato aveva il dominio di commercializzarlo e di applicare una tassa. Nell’antica Roma le razioni di sale erano la paga dei soldati, e non a caso ancora oggi lo stipendio di un operaio viene chiamato “salario”. Una coppa di sale, definito “oro bianco”, era dono di amicizia nell’antichità, mentre versarlo era considerato un segno di sfortuna.
Questo elemento è infatti sempre stato considerato “magico”, tanto da essere protagonista nei rituali e nelle superstizioni di tanti popoli: gli Egizi lo utilizzavano per il processo di mummificazione, i Maya come medicina, i Greci e i Romani lo impiegavano durante i sacrifici come simbolo di incorruttibilità. Allo stesso tempo, i conquistatori usavo spargere il sale sulle rovine delle città distrutte e sui terreni affinché non vi crescesse più niente. Nei testi biblici vi sono numerose metafore legate al sale come gusto e senso della vita. Una parabola del Vangelo vede Gesù raccomandare i suoi discepoli di allontanare la corruzione del mondo e di comportarsi come “il sale della Terra”, simbolo di saggezza e conoscenza.
In tempi moderni l’oro bianco ha scatenato rivoluzioni come la famosa “Marcia del Sale” guidata da Mahatma Gandhi nel 1930 per abbattere il monopolio sul sale da parte dell’impero britannico che aveva colonizzato l’India. Gandhi percorse 200 miglia (320 km) a piedi per recarsi a Dandi, nello stato di Gujarat, a raccogliere una manciata di sale delle saline, rivendicandone simbolicamente il possesso del prezioso sale, e non solo, al popolo indiano!

