Ei fu. Siccome immobile / Dato il mortal sospiro / Stette la spoglia immemore / Orba di tanto spiro…
Così inizia l’ode di Alessandro Manzoni dedicata alla morte di Napoleone Bonaparte.
Nacque ad Ajaccio in Corsica il 15 agosto del 1769 e morì nell’isola di Sant’Elena il 5 maggio 1821.
Politico, generale e grande uomo di guerra, ebbe una vita caratterizzata da eventi importanti sia per il periodo storico in cui visse, sia per le sue gesta in sé.
Protagonista di molte campagne in Europa, fu considerato il più grande stratega della storia riportando molte vittorie ma anche tante sconfitte. Il 14 aprile 1814, dopo la sua fuga in seguito alla rovinosa battaglia di Lipsia, si stabilì a Portoferraio nell’isola d’Elba, in una palazzina che dominava il porto e da cui poteva osservare tutte la navi che entravano e uscivano. Qui rimase per dieci mesi durante i quali si attivò per costruire miniere, strade, difese… fino a quando fu esiliato nell’isola di Sant’Elena, uno scoglio nell’Oceano Atlantico. In questo luogo non gli mancava la libertà di muoversi, ma era sempre sorvegliato a vista da una piccola truppa inglese.
Il suo esilio durò fino al cinque maggio 1821, giorno della sua morte, a cui Manzoni dedicò la sua famosa ode. Se fu vera gloria la sua o no, ai posteri la decisione finale, fatto è che Napoleone rimane il personaggio più controverso, forse anche per il suo legame con la storia italiana.
La morte di Napoleone scosse l’opinione pubblica e fu motivo di grande riflessione, mentre il suo nome rimaneva legato a imprese leggendarie come la Campagna d’Italia, la Campagna d’Egitto, il Colpo di Stato del 18 brumaio, l’Incoronazione ad imperatore francese, la Campagna di Russia e la Battaglia di Waterloo.
Una sua frase celebre:
“Do un ordine, o taccio”.
Quest’anno si celebra il bicentenario della sua morte con eventi e rievocazioni storiche.
Lucia Gonnella

