“Ero una bambina che piangeva ad Auschwitz e la kapò, un’ebrea polacca deportata due anni prima di noi, stanca di sentirmi piangere mi ha detto: ‘vieni, ti faccio vedere dove sta tua madre’.
Mi ha accompagnato all’ingresso baracca numero 11 di Auschwitz, mi ha chiesto ‘senti il fumo? La senti la puzza di carne?’ Non capivo cosa voleva dire. ‘È lì che brucia tua madre, come la mia, mentre voi festeggiavate la Pasqua ebraica eravamo noi a crepare qua’.
Come se fosse colpa mia. Una cosa incredibile che non ho riferito neanche a mia sorella, non si capiva neanche in quale mondo siamo. Come se fossimo fuori dal Mondo civile.”

