Nell’Inferno della Divina Commedia, Dante Alighieri descrive il viaggio allegorico che compie tra i dannati, osservando le terribili punizioni riservate alle anime perdute. Dante è accompagnato da Virgilio, il celebre poeta latino. Questo è un percorso di fantasia in cui i personaggi e gli avvenimenti, raccontati dal Sommo Poeta, in realtà simboleggiano concetti più profondi e parlano della società del tempo.
Il primo personaggio oscuro è Caronte, il barcaiolo che traghetta le anime al di là dell’Acheronte, il fiume infernale, per entrare nell’Inferno. Questo demone, descritto come un vecchio dall’aspetto terrificante «che ‘ntorno a li occhi avea di fiamma rote» quindi con occhi infuocati. Caronte blocca il passaggio a Dante, perchè il poeta non è ancora un defunto. Allora Virglio interviene dicendo che il viaggio di Dante è voluto da Dio. Quindi Caronte accompagna i due personaggi verso l’altra sponda.
All’ingresso del secondo cerchio dell’Inferno Dante e Virgilio incontrano Minosse, il giudice infernale. Esso viene descritto con tratti bestiali «Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia» e un’orrenda coda che serve a stabilire la pena da infliggere al dannato. Minosse infatti avvolge l’anima da giudicare facendo tanti giri quanti sono i gironi da discendere per arrivare a quello stabilito.
Nel sesto canto c’è Cerbero, il mitologico cane a tre teste che, per gli antichi, stava a guardia degli Inferi per impedire che i defunti scappassero. Il Cerbero dantesco ha occhi rossi «la barba unta e atra, ‘l ventre largo, e unghiate le mani» e con questi artigli tormenta le anime dei golosi, i quali sono sprofondati in una fanghiglia maleodorante e flagellati da un’eterna pioggia incessante.
Pluto, abbreviazione di Plutone, è il nome sia del dio della ricchezza che del dio degli Inferi. Il Pluto dantesco si presenta urlando l’oscura frase «Pape Satàn, Pape Satàn aleppe”» è un demone deformato dalla rabbia e dall’avidità e Dante lo sceglie per impersonare il vizio capitale dell’avarizia.
Sul fiume infernale Stige sono intrappolati gli accidiosi, immersi totalmente nel fango e gli iracondi che riescono a riaffiorare dall’acqua e strepitano rabbiosamente. Il traghettatore dello Stige è Flegias, un personaggio dell’antichità noto per aver dato fuoco ad un tempio d’Apollo durante un eccesso d’ira e che quindi Dante trasforma in un demone crudele, simbolo della rabbia più ceca.
Nel dodicesimo Canto Dante incontra il Minotauro, il mostro mitologico con corpo di uomo e testa di toro che è l’emblema della violenza bestiale che può far smarrire la ragione all’essere umano. Il Minotauro cerca subito di aggredire Dante ma Virgilio lo calma spiegandogli che Dante non è Teseo, l’ateniese che secondo il mito lo uccise nel celebre labirinto con l’aiuto di Arianna, sorella del Minotauro.
Sempre nel dodicesimo canto ci sono i Centauri, gli esseri metà uomini e metà cavalli che, armati di frecce, pattugliano le rive di un fiume di sangue bollente dove sono immersi i violenti contro il prossimo e colpiscono con un dardo chi prova a emergere troppo.
Nei pressi del terzo girone del settimo cerchio, dove sono puniti gli usurai. gli ingannatori e i violenti contro Dio, sulle teste di Dante e Virgilio cala Gerione, un mostro volante con la testa di uomo «giusto», ali di pipistrello, il corpo di serpente, le zampe pelose e la coda di scorpione. Questa creatura è l’allegoria della frode, l’inganno che nuoce al prossimo.
I più divertenti tra i mostri dell’Inferno di Dante, i Malebranche, che tormentano con degli uncini le anime dei “barattieri” immerse nella pece bollente. Questi demoni sono molto particolari all’interno della Commedia perché pur essendo dei mostri infernali, rappresento un inatteso elemento comico.
Nel trentunesimo canto, Dante è nel Pozzo dei Giganti, enormi mostri puniti a rimanere conficcati nel terreno dalla cintola in giù per essersi messi contro Dio. Anche nella tradizione classica i giganti si mettono contro Zeus, finendo per essere sconfitti. Qui ci troviamo alle porte dell’ultimo girone dell’Inferno, quello più tremendo, che è completamento ricoperto di ghiaccio, e l’unico gigante a non essere incatenato è Anteo, figlio di Geo e di Nettuno. Il gigante è libero perché era nato dopo la ribellione e quindi può aiutare Dante e Virgilio a raggiungere il fondo dell’Inferno, dove risiede Lucifero.
Lucifero è Satana, l’angelo caduto che si ribellò a Dio e che venne sprofondato nel cuore della Terra, creando l’Inferno. Questo è il più terribile tra tutti i mostri dell’Inferno di Dante, poiché tanto fu bello quando era un angelo, tanto è orrendo ora che si è dannato rivoltandosi contro Dio.
Lucifero ha tre facce demoniache: una rossa infiammata dall’ira, una giallastra che rappresenta l’odio e una nera che indica l’ignoranza. Ogni bocca mastica per l’eternità un corpo. Si tratta dei tre traditori peggiori della storia: Giuda, che tradì Gesù, e Bruto e Cassio, che tradirono Cesare. Le ali di Lucifero sbattono in continuazione e creano raffiche di vento che congelano la ghiacciaia infernale.
Dante è atterrito dalla vista di Lucifero ma Virgilio lo rincuora e i due si arrampicano sui peli del mostro per entrare nella spaccatura del ghiaccio, scendere verso le gambe di Lucifero e uscire dall’altra parte «a riveder le stelle», dove il mondo si ribalta e inizia il Purgatorio.

