E’ uno dei versi più noti dell’intera Commedia dantesca. È il verso 139 del canto XXXIV dell’Inferno ed è quello che conclude la cantica.
Siamo nel nono girone, quello dei traditori. È il fondo dell’Inferno, caratterizzato da un lago ghiacciato alimentato dal fiume Cocito…In questo canto i dannati sono immersi nel ghiaccio perché, durante la vita, hanno freddamente premeditato il loro tradimento e hanno rifiutato il calore della carità…La loro condizione è il silenzio.
Alla presenza di Dante e Petrarca, appare la gigantesca figura di Lucifero, il re dell’Inferno, che emerge dal ghiaccio in cui è conficcato dal petto in su. La sua testa è composta da tre facce di diverso colore e sotto ognuna di esse spuntano ali di pipistrello, che muovendosi ghiacciano il lago Cocito…
Giunta la notte, è il momento di ripartire per raggiungere il secondo regno ultraterreno, il Purgatorio…Hanno superato il centro della Terra e sono giunti nell’emisfero australe, dov’è mattino…Attraverso la grotta in cui si trovavano, Dante e Virgilio percorrono un sentiero nascosto ed escono «a riveder le stelle».
Tutte e tre le cantiche si concludono con la parola «stelle». Nel caso dell’Inferno, questo verso finale esprime il sollievo di poter ritornare in uno spazio aperto e più luminoso, preparando l’arrivo di Dante e Virgilio sulla spiaggia del Purgatorio.
L’espressione è oggi talvolta usata per indicare il ritorno alla normalità dopo un periodo di angoscia, di impegno, di difficoltà o di pericolo.

