Che cosa sta succedendo al “polmone” del pianeta? Negli ultimi giorni TG, giornali e siti Web non fanno altro che parlare dell’ondata di incendi che da inizio agosto ha colpito l’Amazzonia, la foresta pluviale più grande del mondo nonché uno dei più importanti scrigni di biodiversità del pianeta. In poche settimane migliaia di roghi hanno devastato quello che viene definito il “polmone verde” della Terra e la coltre di fumo, sollevata dal fuoco, è giunta addirittura ad oscurare il cielo della città di San Paolo, in Brasile.
La foresta amazzonica è oggetto di numerosi incendi già dall’inizio del mese di agosto. L’INPE, l’istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile, che è incaricato di monitorare “dall’alto” le condizioni dell’area boschive, ha fatto sapere che dall’inizio del 2019 sono stati oltre 72mila gli incendi rilevati in Brasile, con un aumento di circa l’80% rispetto all’anno scorso.
In realtà però non si tratta di una grande novità: ogni anno infatti, durante la stagione secca che va da giugno a novembre, sono sempre tanti gli incendi che colpiscono l’Amazzonia ed è praticamente sempre colpa dell’uomo.
La principale causa dei roghi amazzonici è la deforestazione. Aziende agricole, contadini e pastori infatti appiccano incendi, spesso illegalmente, per liberarsi dalla vegetazione e avere più spazi per coltivare la terra o allevare bestiame.
Il Presidente della Repubblica brasiliana Jair Bolsonaro non ha mai nascosto il suo scetticismo verso molte politiche ambientali. Secondo quanto riportato dal Post, tra maggio e luglio è stata disboscata un’area di foresta amazzonica molto superiore a quella degli anni precedenti e molti imputano tale incremento alla scarsa attenzione di Bolsonaro alla protezione dell’ambiente.
L’Amazzonia viene spesso definita come il “polmone verde” della Terra in quanto il grande numero di alberi contribuirebbe in modo decisivo alla quantità di ossigeno rilasciata nell’atmosfera.
Perdere la foresta amazzonica, che per alcuni climatologi rischia di diventare una savana qualora l’estensione degli incendi non venisse subito fermata, equivarrebbe dunque a perdere una fondamentale riserva di aria respirabile. Anche qui però la verità è un po’ diversa dall’opinione comune.
Il rogo dell’Amazzonia contribuisce a peggiorare ulteriormente il cambiamento climatico, poiché la liberazione di anidride carbonica nell’atmosfera contribuisce a formare una cappa che trattiene il calore solare e, tramite quello che chiamiamo effetto serra, fa aumentare le temperature.
Inoltre la devastazione dell’Amazzonia rischia di distruggere un ecosistema che ospita un patrimonio di biodiversità incalcolabile. Nel verde lussureggiante della foresta pluviale infatti vivono circa 2,5 milioni di specie di insetti, oltre 4.000 specie tra pesci, i uccelli, rettili, anfibi e mammiferi, almeno 60.000 specie diverse di piante e tante altre forme di vita che ancora devono essere scoperte.

