Tra colline storiche verdissime dormiva Sognoalto, un piccolo paese che profumava di pane appena sfornato e di mele rosse come il tramonto.
Col tempo, però, tanti abitanti erano partiti e le strade facevano «shhh», come se giocassero a nascondino con il vento.
Una mattina arrivò una bambina di nome Luce con una valigia piena di colori.
Vide la scuola chiusa, prese della vernice gialla e disegnò un sole enorme sulla porta.
In quell’istante comparve un personaggio buffo con un mantello verde smeraldo, un cappello punteggiato di campanellini e una lavagna gigantesca sulle spalle.
«Io sono Sappy» si presentò tintinnando. «Spiego cose difficili ai bambini distratti!»
Con un suono deciso dei suoi campanellini, Sappy ottenne silenzio e spiegò che Sognoalto soffriva di spopolamento: troppe persone se n’erano andate, lasciando case vuote e cuori tristi.
Disse che, per guarire, il paese doveva prima di tutto riscoprirsi comunità, tornare a sentirsi una grande famiglia dove tutti collaborano e condividono sorrisi, idee e fatica.
Sulla lavagna tracciò una strada arcobaleno che, partendo dal paese, correva fino all’orizzonte, pronta a richiamare amici vecchi e nuovi.
Immaginò di riaprire la scuola come castello delle scoperte, rumorosa di pennelli al mattino e di robot danzanti nel pomeriggio; di far saltare un autobus-canguro da un borgo all’altro per promuovere il territorio e trasportare turisti; di riempire il vecchio fienile di computer scintillanti collegati a internet velocissimo; di praticare con cura un’agricoltura biologica, dove coccinelle golose di bruchetti avrebbero custodito un orto sano e canterino.
Mostrò anche stampanti che fabbricavano giocattoli, piccoli robot aiutanti e droni-pettirosso capaci di sorvegliare campi e tetti, così i ragazzi conoscendo le nuove tecnologie avrebbero trovato lavoro senza dover più partire.
Infine parlò del museo polveroso e della chiesa antica, da troppo tempo sbarrati, che avrebbero dovuto spalancare le porte a turisti e viaggiatori curiosi mentre mamme e papà, trasformati in guide turistiche ufficiali, avrebbero narrato le meraviglie del paese.
Perché nulla si perdesse, Sappy sollevò un salvadanaio a forma di gufo dagli occhi luminosi: «Questo è Gufetto-Soldino. Ogni moneta servirà solo per costruire ponti, strade veloci e per comprare libri e lampioni intelligenti a basso consumo con pannelli solari; mai più spese inutili: niente sprechi e ogni soldino sarà speso con intelligenza.»
Da quel giorno tutta Sognoalto si mise all’opera.
Luce dipinse frecce colorate e, insieme agli amici, ripulì i sentieri storici da foglie e sassi, così i camminatori arrivati da ogni parte del mondo avrebbero potuto passeggiare tra boschi profumati e muretti di pietra.
Gli adulti, rinvigoriti da quel nuovo spirito di famiglia, spalancarono la scuola-castello, mentre Nonno Fico interrava alberi dolcissimi e nel fienile sbocciavano computer nuovi di zecca.
Signora Viola restituì splendore alle vetrine del museo e Don Arcobaldo lucidò le panche della chiesa, facendo risuonare le vecchie campane come se fossero tornate bambine anche loro.
In piazza lampade a risparmio si accendevano solo al passaggio delle persone e grandi barili dipinti raccoglievano l’acqua piovana perché nessuno voleva sprecare neppure una goccia, né un soldino.
Passarono poche settimane e le api ronzavano felici sopra ai pomodorini che sapevano di sole.
I visitatori, mappe illustrate alla mano, ascoltavano storie di cavalieri tra le sale finalmente aperte del museo, poi restavano incantati davanti alle vetrate della chiesa che scintillavano come arcobaleni di vetro.
I papà narravano leggende, le mamme sfornavano torte al miele senza lasciare briciole e i ragazzi facevano volteggiare i loro droni-pettirosso sopra i tetti di tegole rosse.
Una sera d’estate, sotto un cielo costellato di lucciole, Sappy radunò tutti accanto all’orto che profumava di basilico.
«Vedete?» disse con un sorriso largo quanto la luna. «Il paese rinasce perché abbiamo ritrovato il senso di comunità. La terra canta, i ragazzi inventano, i sentieri splendono, le porte si aprono, i genitori lavorano vicino ai loro bambini… e ogni soldino brilla al posto giusto. I sogni diventano veri quando li coltiviamo uniti, con amore e rispetto per tutto ciò che abbiamo.»
Luce strinse la mano rugosa di Nonno Fico e osservò le finestre illuminate danzare nella notte.
«È bello salvare un paese… e anche i soldini, vero?»
«È bellissimo» rise Sappy, mentre i campanellini si fusero con una piccola canzone che l’intero paese imparò a memoria:
«Coltiva la mente e continua a sognare,
inventa col cuore per farla brillare;
apri musei e chiese da far ammirare,
accogli col sorriso chi viene a villeggiare;
pulisci i sentieri per farli esplorare,
usa bene i soldini, non sprecarli!»
Da quel momento Sognoalto non fu più il paese dei sogni dimenticati, ma il paese dei sogni ritrovati, dove la terra cantava, i bambini facevano ballare i robot, le campane suonavano, i quadri sorridevano… e ogni sentiero conduceva a una nuova favola da raccontare.

