Patrick George Zaki, attivista (chi svolge un’intensa attività all’interno di un partito) e ricercatore egiziano, si trova dall’8 febbraio 2020 in detenzione preventiva (detenzione dovuta a gravi indizi di colpevolezza ravvisati dal giudice) fino a data da destinarsi, con l’accusa di propaganda sovversiva.
Solo a distanza di molti mesi Patrick ha potuto avere un incontro con sua madre mentre la famiglia ha ricevuto due brevi lettere rispetto alle venti che lo studente aveva scritto e inviato.
Ormai sono 500 giorni che lo studente è in custodia cautelare ed è il secondo compleanno che trascorre in carcere. Poteva essere l’occasione per un atto di umanità quella di fargli trascorrere in libertà il suo trentesimo compleanno, invece lo studente dell’università di Bologna continuerà a stare in carcere come pure nei successivi trenta giorni.
Questa decisione è stata presa dai giudici egiziani che il 2 giugno hanno prorogato di altri 45 giorni la detenzione senza processo e senza possibilità di difendersi; una decisione crudele che mostra ancora una volta l’intenzione delle autorità del Cairo di tenere in attesa di giudizio per il massimo consentito, praticamente fino al 7 febbraio del 2022, uno dei tanti prigionieri di coscienza che languono nelle carceri egiziane.
Una decisione che potrebbe avere risvolti negativi sulla sua salute psicofisica che, peraltro, non è stato neanche vaccinato contro il Covid19.
Patrick aveva manifestato giorni fa con la sua fidanzata il proposito di incontrare la senatrice Liliana Segre alla quale aveva scritto per ringraziarla per tutto ciò che ha fatto e sta facendo per lui.
Patrick Zaki è solo un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media.
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha lanciato un appello che recita: “Le prigioni non si aprono per magia ma perché qualcuno ha la chiave e quella della cella di Patrick è nelle mani dei giudici egiziani, ma anche in quelle del governo italiano. Se qualcuno vuole fargli gli auguri per il suo compleanno si impegni concretamente per la sua liberazione perché è l’unica cosa giusta da fare per una persona innocente che ha vissuto 500 giorni da incubo.
Lucia Gonnella

