Una favola dolce, piena di magia, amicizia e amore, da leggere tutti insieme prima della buonanotte.
C’era una volta, in un piccolo paesino circondato da colline dorate e alberi che in autunno si vestivano di rosso, arancione e giallo, una casa speciale.
Era la casa dei nonni.
Ogni anno, quando arrivava l’autunno e l’aria diventava fresca, i nonni invitavano i loro cinque nipotini per una serata magica: la sera delle caldarroste e delle storielle davanti al camino.
I bambini si chiamavano Riccardo, Rebecca, Alessandro, Elena e Samuele.
Riccardo era curioso e coraggioso, Rebecca aveva un cuore tenero e amava le cose belle, Alessandro era un gran birbante sempre pronto a fare scherzi, Elena adorava le favole e Samuele, il più piccolo, faceva domande a cui nessuno riusciva mai a rispondere senza sorridere.
Quella sera, appena arrivarono dai nonni, sentirono un profumo meraviglioso.
«Nonnaaaa! Sono pronte le castagne?» gridò Alessandro, entrando in cucina con la velocità di un razzo.
La nonna rise.
«Piano, tesoro! Le castagne non scappano!»
Il nonno, intanto, stava sistemando le caldarroste vicino al fuoco. Il camino scoppiettava allegramente e le fiamme disegnavano ombre danzanti sulle pareti.
«Venite qui, piccoli miei!» disse. «Questa sera ho qualcosa di speciale da raccontarvi.»
I cinque bambini si sedettero sul tappeto davanti al camino, avvolti in morbide copertine. La nonna portò un grande vassoio di caldarroste fumanti, una ciotola di mandarini e una tazza di latte caldo per ciascuno.
Fuori, il vento faceva frusciare le foglie.
Dentro, invece, tutto era caldo e tranquillo.
«Nonno, raccontaci una storia di draghi!» chiese Riccardo.
«No, di fate!» disse Rebecca.
«Io voglio una storia con un tesoro!» aggiunse Alessandro.
Elena si strinse alla nonna. «Purché finisca bene.»
Samuele, con una castagna tra le mani, domandò: «Nonno, ma esiste una magia che non si vede?»
Il nonno smise di sorridere per un istante. Guardò la nonna, che gli strinse dolcemente la mano.
Poi disse:
«Oh, Samuele… questa è proprio la domanda giusta. Perché la storia che sto per raccontarvi parla di una magia più potente di tutte.»
Il castagno dai mille cuori
«Tanto tempo fa, in un bosco non lontano da qui, cresceva un castagno enorme. Era così antico che nessuno ricordava quando fosse nato. Il suo tronco era largo come una casa e i suoi rami arrivavano quasi a toccare le nuvole.
Ma quel castagno aveva un segreto.
Ogni autunno, quando lasciava cadere le sue castagne, una di esse custodiva una piccola luce dorata.
Non era una luce come quella delle stelle. Era una luce che si accendeva soltanto quando qualcuno compiva un gesto d’amore.
Un giorno, cinque bambini entrarono nel bosco alla ricerca delle castagne più belle.
Il primo si chiamava Riccardo, il secondo Rebecca, il terzo Alessandro, la quarta Elena e il quinto Samuele.»
I bambini spalancarono gli occhi.
«Ma siamo noi!» esclamò Rebecca.
Il nonno fece l’occhiolino. «Nelle storie più belle, a volte, ci si ritrova dentro senza sapere come.»
E continuò.
«I cinque bambini videro una castagna dorata ai piedi del grande castagno. Era luminosa come una piccola lanterna.
Alessandro si chinò subito per raccoglierla, ma una vocina uscì dal guscio.
“Fermati! Per aprirmi, dovete prima trovare cinque cose che non si possono comprare.”
“Facile!” disse Alessandro. “Io trovo cinque monete!”
“No,” rispose la vocina. “Le monete si possono spendere. Io cerco qualcosa che diventa più grande quando lo regali.”
I bambini si guardarono.
“L’amicizia!” disse Elena.
La castagna brillò.
“Bravissima! Ma ne mancano quattro.”
“Il coraggio!” disse Riccardo, ricordando quando aveva aiutato un compagno che aveva paura.
La castagna brillò ancora.
“La gentilezza!” aggiunse Rebecca, pensando a tutte le volte in cui aveva consolato qualcuno.
Un’altra luce si accese.
“Il perdono!” disse Alessandro, che ricordò quella volta in cui aveva rotto per sbaglio un giocattolo e aveva avuto paura di confessarlo.
La quarta luce si accese.
Restava Samuele.
Il piccolo rimase in silenzio. Guardò la castagna, poi i suoi fratelli e infine il cielo tra i rami.
“Secondo me,” sussurrò, “l’ultima cosa è l’amore. Perché quando qualcuno ti vuole bene, non ti senti mai davvero solo.”
In quel momento, la castagna si aprì.

