Immaginate la montagna come una corda alle cui estremità sono fermi due elementi di diversa natura: l’uomo e il cielo. Essa è l’ascensore vivente che l’essere umano sceglie di percorrere per arrivare più vicino al firmamento, dove la paura si trasforma in coraggio, viene abbracciata e cullata, sempre presente ma in modo diverso. Skyway Montebianco è proprio questo: una linea sospesa nell’aria a 3466 metri sopra il mare. Durante l’ascesa, il vuoto è sempre più profondo, le case si rimpiccioliscono, i dolci pendii lasciano spazio a punte prive di vegetazione. L’atmosfera è sempre più rarefatta, fischiano le orecchie e la tensione allo stomaco si avverte. Si vede la neve e qualche ghiacciaio superstite del riscaldamento globale. Punta Helbronner, 3466 metri di altitudine e -3 gradi di temperatura. Sotto la vista si intravedono alpinisti carichi di attrezzature che lasciano solchi bianchi ad ogni passo. Di fianco c’è lui, il Re Bianco, che con i suoi 4807 metri di quota spicca tra i suoi fratelli montuosi. È vicino, così tanto da entrare tra le braccia umane per una foto. Il percorso sospeso in aria ha fatto il suo corso, la vista è impagabile così come l’emozione che si prova ad incontrarlo così da vicino. Forse è proprio questo il motivo che spinge gli alpinisti professionisti ad affrontare il pericolo: arrivano in cima, depositano la paura e la trasformano in coraggio, la ricarica necessaria per conoscere il mondo, così, dall’alto.
Alla prossima!

