Una nuova guerra apre il sipario del 2023: un conflitto latente tra uomini pronti a tirare al bersaglio senza armi. Circa 400 cani da tartufo avvelenati lungo i boschi di tutta Italia, a causa del loro fiuto impeccabile. Perché questo? Il tartufo è un fungo sotterraneo molto rinomato, non si può coltivare e si trova solo in uno specifico momento dell’anno. Queste caratteristiche lo hanno reso molto pregiato e quindi molto costoso. A causa di ciò, si è scatenata una vera a propria epidemia di avvelenamenti, una gara tra tartufai che hanno seminato polpette avvelenate per i cuccioli mentre passeggiavano con i loro padroni. Il loro scopo: impedire ad altri di trovare il tartufo, per avere un tornaconto economico. Una vera strage di anime accompagnata dal dolore dei loro proprietari. Oltre ai cagnolini che perdono la vita, ce ne sono altri che dopo essere stati impiegati per il lavoro di ricerca, vengono abbandonati o trascurati per svariati motivi: vecchiaia o perchè non più ideonei all’attività. Ed è proprio tra le loro vite che spicca un lieto fine: quello di Pallina e di Rosario Morretta, scrittore emergente di Montecorvino Rovella. Pallina è un lagotto romagnolo, una razza canina perfetta per la ricerca del famoso fungo. Nell’ottobre del 2019 viene donata a Rosario da un tartufaio non più interessato a tenerla con sè. “Le sue condizioni erano precarie”- racconta Rosario- “Era molto malata, trascurata e con grossi problemi di interazione sociale. Viveva nella zona di Acerno e conosceva solo il lavoro e la solitudine. Viveva all’aperto con altri cani e questo la rendeva molto debole.Le basse temperature tipiche di quell luogo di montagna non hanno favorito il suo benessere. Dopo molte cure sono riuscito a guarirla, ma a seguito di un accoppiamento non previsto, partorisce 8 cuccioli dei quali 3 non riescono a sopravvivere. Decido di tenere con me l’unica femmina e di regalare i fratellini a persone pronte a dare amore a queste nuove vite. Oggi vivo serenamente con Pallina e Lilizia, sono sane grazie all’aiuto dei dottori, alla mia compagna Lucia e alla buona stella che ci ha illuminato durante il nostro cammino.”
La vita dona vita, si rigenera e cambia le nostre prospettive,
Alla prossima!

