Per parlare di bugia è utile partire dal manoscritto di Carlo Collodi “Pinocchio”, dove il simbolo per eccellenza è il naso che si allunga quando dice le bugie, anche se nel romanzo il naso che cresce si nota solo in due episodi. Per l’autore la bugia ha una valenza marginale mentre in tutte le trasposizioni successive assume il ruolo di protagonista.
Già da subito le vicende di Pinocchio ebbero un immediato successo, forse perché in esse si manifesta un’intrinseca condizione dell’essere umano: la menzogna portavoce dell’infanzia e della fanciullezza caratterizzate da un’innocenza candida, da una spensieratezza e curiosità innate, ma anche da un desiderio di trasgressione che è un passaggio obbligatorio del percorso formativo di ogni individuo.
Tutte le volte che Pinocchio mente per sfuggire ai problemi con dei sotterfugi, si accorge che essi gli si rivoltano contro; crescendo comincia ad affrontare gli ostacoli della vita con rinnovato coraggio e questo fa sì che la sua storia sia un monito per ricordare che si può sempre imparare dagli errori e si può risuscitare a nuova vita cominciando a percorrere la propria strada con rinnovata forza, autostima e maturità.
La storia di Pinocchio non è storia del passato ma storia contemporanea perché tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti come lui: abbiamo mentito e temuto che gli altri si accorgessero delle nostre menzogne e siamo stati presi dai sensi di colpa a causa della nostra coscienza che nella fiaba è rappresentata dal “grillo parlante”.
Tutti noi mentiamo, ma se da piccoli le bugie servono per mascherare marachelle o per sottrarsi alle punizioni dei genitori, da grandi si mente per giustificare i comportamenti negativi. Nella fiaba la bugia diventa formativa perché è seguita dal tentativo di riscatto, nella vita reale questo non accade, anzi spesso le bugie si sommano ad altre bugie in un circolo vizioso che sembra non avere mai fine.
Se ci chiediamo perché mentiamo, pur sapendo che prima o poi saremo scoperti, possiamo solo rispondere che è più forte di noi o forse perché la menzogna più della verità rivela la complessità della natura umana. Le bugie ci mettono in contatto con gli altri sia quando ne siamo vittime sia quando ne siamo autori. Inoltre, per mentire bisogna conoscere, anche se sommariamente, la mente altrui, i desideri e le aspettative dell’altro in modo da proporci così come gli altri si aspettano da noi per essere accettati e accolti.
Bugie e malintesi costituiscono la trama sottile dell’agire sociale, il tessuto connettivo della vita adulta, il modo di centuplicare la nostra esistenza.
In fondo la verità e la menzogna sono spesso due facce della stessa medaglia perché entrando nel mondo della dissimulazione e della bugia non solo ci difendiamo dell’inganno, ma scopriamo anche il fascino della complessità.

