La lettura ci permette di osservare il mondo attraverso uno sguardo diverso dal nostro, ci fa emozionare e riflettere, ci aiuta a immaginare luoghi sconosciuti e a trovare il nostro modo di essere, infondendoci il coraggio di cambiare, coltivando sogni e ideali. Ma come ci sentiremmo se, improvvisamente, un’autorità ci proibisse di leggere qualsiasi tipo di libro e i nostri romanzi preferiti fossero dati alle fiamme?
Nel 1953 lo scrittore statunitense Ray Bradbury, nel suo romanzo “Fahrenheit 451”, immaginò una società futura in cui un sistema totalitario impediva la lettura e il possesso di libri, bruciati da particolari vigili del fuoco.
Se Bradbury offriva una rappresentazione fantascientifica della realtà, la Storia è stata invece testimone di numerosi incendi di libri.
Nel 1497 a Firenze si consumò il “Falò delle vanità” che, voluto da Girolamo Savonarola, portò alla distruzione di libri e opere d’arte ritenute immorali dal frate domenicano. Per secoli, poi, la Chiesa si è servita dell’Indice dei libri proibiti per stilare l’elenco delle letture vietate, soppresso soltanto nel 1966.
Nel 1933, nella Germania nazista, fu pianificato un vasto rogo di libri per eliminare tutto ciò che, secondo l’ideologia hitleriana, non rappresentava la cultura tedesca. Nel 1973 in Cile, a seguito del colpo di Stato delle forze militari di Augusto Pinochet, migliaia di libri furono bruciati: era l’inizio della repressione dell’opposizione al regime dittatoriale. Nel 2015, in Iraq, il gruppo terroristico islamico ISIS diede alle fiamme migliaia di libri, giudicati contrari all’Islam. Anche se in determinate epoche autorità politiche e religiose dispotiche hanno cercato di cancellare il pensiero critico, la libertà di espressione e la memoria culturale delle persone, la lettura e i libri hanno continuato a esercitare il loro potere salvifico guidandoci nel confronto col nostro mondo interiore e con quello esterno.
Ilaria Lembo

