Il biocomputer alimentato da cellule umane
Secondo la Johns Hopkins University, nei prossimi anni l’uomo potrebbe acquisire le competenze per realizzare i biocomputer. I dispositivi potranno essere alimentati da cellule cerebrali umane e rivoluzionare così il calcolo quantistico e una serie di altri ambiti legati all’uso di metodi informatici e matematici per elaborare informazioni.
È la rivista Frontiers in Science, a parlare di questa possibilità, descritta dagli scienziati come una rivoluzione in campo informatico: in un prossimo futuro le cellule cerebrali potrebbero alimentare i computer.
Negli ultimi 20 anni, scienziati di diversi istituti in tutto il mondo utilizzano gli organoidi, tessuti cresciuti in laboratorio simili a organi completamente cresciuti, per eseguire sperimentazioni in laboratorio senza necessità di ricorrere a esemplari viventi.
Il gruppo di ricerca ha lavorato con organoidi cerebrali, sfere puntiformi ricche di neuroni che mostrano capacità di memoria e di apprendimento.
Queste strutture ci permettono di studiare il cervello umano in modi che, altrimenti, sarebbero impossibili con gli organi reali, per motivi pratici ed etici.
Gli studiosi sperano di riuscire a costruire un computer futuristico in grado di funzionare su queste configurazioni biologiche.
Tali dispositivi potrebbero ridurre notevolmente il consumo energetico dei supercalcolatori, raggiungendo capacità simili a quelle associate alla mente umana.
Potrebbero volerci ancora dei decenni, prima che l’intelligenza organoide riesca ad alimentare un sistema complesso, ma i risultati sarebbero davvero rivoluzionari, non solo in ambito clinico, ma nella ricerca in termini di soluzioni alle dipendenze, per l’analisi dei disturbi dello sviluppo neurologico e per una serie di altri settori.

