“Vorrei essere libero, libero come un uomo…” Il diritto alla libertà è uno dei più preziosi principi guida di pressoché tutte le convenzioni. Scrivendo questi accordi tra gli Stati, che aiutano a garantire la convivenza tra tutti i cittadini, ci si è spesso trovati di fronte ad una domanda molto seria e difficile: che cos’è la libertà?
L’articolo 14 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza parla di “diritto del bambino alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.” Parole straordinarie ma certo molto complesse.
Il pensiero è libero? E la coscienza, cos’è? Più immediato capire la libertà di religione, e tuttavia anche questa non è una libertà sempre garantita. Ancora oggi, purtroppo, circa due terzi della popolazione mondiale è vittima di discriminazioni e persecuzioni per la religione che sceglie di professare.
Non è un caso che il diritto alla libertà di pensiero venga chiamato in causa, nella convenzione di cui stiamo imparando i principi, dopo il diritto alla libertà di espressione, di ricerca e di informazione, di cui abbiamo parlato in precedenza.
Pensare vuol dire avere un’idea delle cose del mondo, di ciò che succede e del perché succede, ed avere una propria idea. Il pensiero è cioè tutto quanto noi pensiamo di qualcosa o qualcuno dopo aver acquisito delle informazioni a riguardo. Tali conoscenze ci consentono, appunto, di farci un’idea più o meno chiara, del mondo in cui viviamo per poi trasformarsi in parole, azioni e coscienza.
Sulla coscienza, per cominciare, possiamo dire questo: io sono cosciente se sono presente. Wow! È come fare un viaggio e fare attenzione a tutto, al paesaggio, alle persone, ai suoni, agli animali, come leggere o vedere un film e non distrarsi e così seguire il filo della storia, come avere mal di pancia e sentire il dolore. Ahi! Infatti una persona priva di sensi si definisce anche come “incosciente”…
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