Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, sono stati circa 2000 i bambini soldato uccisi tra gennaio 2020 e maggio 2021 nella guerra civile in Yemen, una guerra iniziata nel 2015 che ha già fatto contare 377 mila morti. Il 60 per cento sono vittime da effetti collaterali come fame e malattie.
Lo scorso ottobre Mwatana for Human Rights, un’organizzazione umanitaria yemenita, ha verificato il reclutamento e l’uso di almeno 121 bambini guerrieri nel conflitto, ed un report ONU di fine 2021 ha confermato questa gravissima violazione dei diritti dell’infanzia. L’indagine ha rivelato che anche i campi estivi scolastici e le moschee sono luoghi in cui i bambini vengono indottrinati alla guerra contro il Governo, assoldati col ricatto o con l’inganno, a volte con l’aiuto involontario di insegnanti obbligati a diffondere i precetti del gruppo dissidente Houthi.
Il conflitto in Yemen ha le sue radici nella primavera araba del 2011, un periodo di proteste ed agitazioni politiche e sociali che si verificarono soprattutto nei paesi del Medio Oriente ed in Africa.
Nello specifico in Yemen, stato posto all’estremità meridionale della Penisola araba, il conflitto interno scoppiò quando una rivolta costrinse il presidente di lunga data, Ali Abdullah Saleh, a cedere il potere al suo vice, Abdrabbuh Mansour Hadi.
Il cambio di governo avrebbe dovuto portare stabilità nel Paese, che è inoltre uno dei più poveri in tutto il Medio Oriente, ma così non è stato.
Lo Yemen è uno stato musulmano. L’Islam è religione di Stato ed è praticato dalla quasi totalità della popolazione. Da secoli all’interno del credo islamico si scontrano due anime: sunniti e sciiti sono i termini utilizzati per indicare le due confessioni che, a partire dalla morte di Maometto nel 632, sono ancora oggi in contrasto.
Differenze:
I sunniti ritengono di essere la scuola di pensiero più tradizionalista dell’Islam, e sono coloro che dopo la morte di Maometto volevano che il nuovo leader della comunità musulmana, ovvero il legittimo califfo, fosse Abu Bakr, compagno di Maometto e padre della moglie Aisha;
Gli sciiti sono invece i sostenitori politici di Alì, genero di Maometto. Per loro diventare califfo è un diritto riservato ai discendenti del profeta e quindi, dopo la sua morte, chiesero che fosse Ali Ibn Abi Talib, genero del profeta, ad occupare il posto di leader della comunità musulmana, dal momento che Maometto non aveva figli maschi.
In Yemen
Nel 2014 il movimento ribelle musulmano sciita Houthi ha cominciato ad invadere e prendere il controllo di alcune provincie settentrionali della penisola e delle aree limitrofe. Gli Houthi hanno continuato ad attaccare arrivando a prendere la capitale Sanaa, costringendo il presidente Hadi all’esilio all’estero. Il conflitto si è intensificato drammaticamente nel marzo 2015, quando l’Arabia Saudita e altri otto stati – per lo più arabi sunniti – sostenuti dalla comunità internazionale – hanno lanciato attacchi aerei contro gli Houthi, con l’obiettivo dichiarato di ripristinare il governo di Hadi.
Il conflitto va avanti da sette anni. Il 17 gennaio i ribelli Houti hanno compiuto un attentato con diversi droni ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi.

