In settecento, tra scienziati ed ingegneri, hanno chiesto al Presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden di ridurre il numero delle armi nucleari consentite per la sicurezza nazionale dello Stato. L’occasione per l’invio della richiesta è stata l’aggiornamento del Nuclear Posture Review (NPR), il regolamento interno che stabilisce il ruolo delle armi nucleari nella strategia di difesa Usa. Tra i firmatari ci sono 21 Premi Nobel, compreso l’italiano Giorgio Parisi.
Già nel luglio del 1968 Stati Uniti, Regno Unito ed Unione Sovietica sottoscrissero un trattato che regolava l’uso di questo tipo di armi, denominato Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). Anche Francia e Cina vi aderirono nel 1992, e nel 2002 anche Cuba.
Il trattato si basa sui tre principi del disarmo, della non proliferazione e dell’uso pacifico del nucleare e ad oggi sono 190 gli Stati che lo hanno firmato, rendendolo uno dei trattati sul controllo delle armi maggiormente riconosciuto a livello mondiale. Gli unici a non aver firmato sono India, Israele, Sudan del Sud e Pakistan, mentre la Corea del Nord, che si era unita al TNP nel 1985, ne è uscita nel 2003.
Nell’appello di ieri i firmatari hanno chiesto a Biden:
– di assicurare che “gli Stati Uniti non utilizzeranno per primi le armi nucleari in nessuna circostanza, e prenderanno in considerazione l’uso di armi nucleari solo in risposta ad un attacco nucleare contro di loro o dei loro alleati”;
– di “modificare il processo per ordinare l’uso di armi nucleari”, facendo sì che uno o più funzionari concordino il loro uso con il Presidente, prima che venga attuato. “Questo per evitare un eventuale futuro presidente che sia instabile o che ordini un attacco sconsiderato”.
Infine, i firmatari dell’appello invitano Biden a:
– “ridurre l’arsenale a meno di 1.000 testate missilistiche schierate e bombardieri”. Questo per aumentare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e rallentare la corsa agli armamenti nucleari con Russia e Cina.

