È morta ieri a Sumatra, in Indonesia, la cucciola di elefante ritrovata sola e gravemente ferita nel distretto di Aceh Jaya, nel nord dell’isola. Affidata alle cure del Dipartimento provinciale di conservazione, l’elefantina aveva subito un intervento di amputazione della proboscide, necessario per limitare i danni causati dalla trappola metallica in cui era finita.
Il bracconaggio, definito anche caccia o pesca di frodo, è un fenomeno ancora assai diffuso in molte parti del mondo e consiste nella pratica della caccia e della pesca in violazione delle norme esistenti in materia.
Asia e Africa sono purtroppo tra le nazioni maggiormente imputate di questo reato, e il Borneo Indonesiano, un tempo sinonimo di natura incontaminata, oggi soffre grandi stravolgimenti anche a causa dell’uccisione indiscriminata di diverse specie animali. Ogni anno infatti migliaia di rinoceronti, tigri, elefanti, gorilla e altri animali vengono catturati e poi uccisi per rivendere le loro pelli, le ossa, la carne e persino il sangue, alimentando un giro di affari illegali di proporzioni spaventose.
L’elefantina di Sumatra è soltanto una delle povere vittime di questo traffico, che uccide gli elefanti per l’avorio delle loro zanne.

