È ora di smettere “il massacro delle motoseghe”, con questa dura espressione Boris Johnson ha chiuso il summit dei leader della COP26, la conferenza Onu sul clima che si è tenuta a Glasgow, in Scozia, con l’obiettivo di fare il punto della situazione sull’emergenza ambiente e cambiamento climatico.
Fermare entro il 2030 la deforestazione, è il primo obiettivo concreto del piano sponsorizzato da Usa e Unione Europea, a cui hanno aderito un centinaio di Paesi, per ridurre del 30% le emissioni di metano in dieci anni. La drastica riduzione dei polmoni verdi della Terra, barriere essenziali contro l’effetto dei cosiddetti gas serra, contribuiscono infatti al surriscaldamento. Risultati soltanto parziali però sulla questione del contenimento delle emissioni più nocive, così come sull’impegno a mantenere le temperature entro il tetto massimo di 1,5 gradi in più rispetto all’era pre-industriale e soprattutto sui tempi per realizzare l’ambizioso piano.
Qualcosa, ma non abbastanza per i rappresentanti dell’Amazzonia, presenti anche loro a Glasgow. Poco per Greta e gli altri manifestanti che continuano a protestare fuori dal sinedrio del lavori.

