«Basta!» tuona Elena dall’alto della sua bicicletta, come fosse un cavaliere medievale che, in sella al suo destriero, lancia il grido di battaglia «Il signor Lughench non può più averla vinta! Noi bambini abbiamo il diritto di giocare in cortile esattamente come lui si prende il diritto di aggiustare i motorini dei suoi nipoti in garage ascoltando a tutto volume quelle orribili canzoni della sua gioventù!» Eh sì, quando la timida e dolce Elena dal viso angelico si arrabbia sono guai seri! E questa volta il signor Lughench l’ha proprio fatta grossa… Allora, riavvolgiamo il nastro e ripartiamo dall’inizio di questa storia. In un moderno palazzo, con un bel cortile con aiuole curate e l’accesso ai garage e alle cantine, vivono un gruppo di amichetti che hanno più o meno la stessa età; Elena è la loro leader, è stata scelta da tutti come capo perché è molto saggia, calma, riflessiva ed ha sempre delle idee originali per fare giochi molto divertenti. Ogni pomeriggio, dopo i compiti e la merenda, la banda si incontra in cortile per giocare insieme fino a sera, quando la prima delle mamme esce sul balcone e al grido di «Venite su che è ora di cena!» richiama tutti a salire a casa. Il signor Lughench, così lo chiamano i bambini per via del fatto che una volta gli sentirono dire al nipote «Pigliami lu ghench (il gancio), che chiudo il garage» è l’inquilino più scontroso e antipatico che si possa incontrare! È un anziano signore dallo sguardo arcigno, con gli occhi neri neri che ti scrutano dalla testa ai piedi e una massa di capelli bianchi e ricciuti che incorniciano il viso scarno sempre scuro. È piccolino e molto magro. Cammina velocemente, così evita di doversi intrattenere con chiunque incroci per strada. Ma la caratteristica che più infastidisce il gruppo è che odia i bambini, o almeno questo è quello che sembra, perché non vuole assolutamente che essi giochino in cortile e disturbino la sua quiete. Ogni pomeriggio contro la banda è una guerra all’ultimo dispetto, ma questa volta Lughench ha davvero superato il limite: dal suo balcone al quarto piano, ha lanciato tre secchi d’acqua fredda (che aveva precedentemente preparato) al passaggio dei bambini in bicicletta colpendoli quasi tutti. «Basta» rispondono tutti in coro alle parole di Elena che prosegue: «Dobbiamo fare qualcosa!»
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