Il 17 gennaio è il lunedì più triste dell’anno. Lo ha determinato un algoritmo realizzato dallo psicologo inglese Cliff Arnall. La formula che attesterebbe la tristezza di questo giorno è: C(P+B) N+D, una vera e propria equazione matematica che determina il giorno con il più alto fattore di tristezza.
C sta per “temperatura media”, P sta per “i giorni dall’ultima paga”, B sta per “i giorni fino al prossimo festivo”, N sta per “il numero di notti passate a casa nel mese” e D sta per “il numero di ore diurne medie”.
Si tratta solitamente del terzo lunedì di gennaio, un giorno in cui i livelli dei così detti “fattori di felicità” sarebbero al minimo.
La formula non è scientificamente verificabile, ma ha un fondo di verità: a metà gennaio l’euforia delle festività di Natale è svanita, i buoni propositi di inizio anno cominciano già a vacillare a causa della fatica da sostenere necessaria per realizzarli, non c’è in vista nessun ponte o vacanza per rompere la monotonia e il clima è tremendamente freddo!
Il ‘Blue Monday’ è diventato quindi, e facilmente, un’altra trovata pubblicitaria dando vita sui social a post, meme e consigli per affrontarlo.
Perchè si dice “Blue Monday”?
La parola blue, che in lingua inglese indica il colore corrispondente, soprattutto nella cultura americana è sinonimo di tristezza. È qui infatti che l’espressione feeling blue, letteralmente sentirsi blu, è da intendersi come sentirsi triste.
Secondo alcuni questo utilizzo della parola Blue potrebbe derivare da un’abbreviazione di Blue Devils, letteralmente demoni blu, degli esseri citati nei Times’ Whistle, raccolta poetica risalente al ‘600, responsabili di causare tristezza e depressione. Probabilmente i demoni, in origine, erano Blew Devils, ovvero dei demoni “che soffiano”. Con il tempo blew pare essersi trasformato in blue vista la simile pronuncia.
Blu era anche il colore delle bandiere delle navi quando moriva il capitano o un altro alto ufficiale. Secondo alcuni è questo il principale motivo. In realtà pare non esistere una chiara e unica spiegazione.
In Italia, invece, il ruolo del “blue” è interpretato più che altro dal nero. Usiamo dire “viviamo un periodo nero”, “vediamo nero”, o descriviamo il nostro umore come nero.

