Nel 1972 il matematico e meteorologo statunitense Edward Lorenz tenne una conferenza dal titolo: «Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?» La sua idea, legata alla più ampia teoria del caos, era che piccole variazioni nelle condizioni iniziali possono produrre grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. Si tratta del cosìddetto “Effetto Farfalla” per il quale “un battito delle ali di un gabbiano è sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre”. A questo proposito un team di ricerca guidato da Xiangdong Zhang dell’Università di Scienza e Tecnologia in Cina, cercando di capire il perché dell’aumento recente degli eventi metereologici estremi, ha rilevato che anche a livello climatico sono diversi i fattori che agiscono, pur essendo lontani l’uno dall’altro nella scala emisferica. Nello specifico i ricercatori hanno esaminato due focolai di aria fredda registrati in Cina da fine dicembre 2020 a metà gennaio 2021, durante i quali sia Pechino che Tientsin hanno sperimentato le loro temperature più basse in 54 anni (rispettivamente, -19,7°C e -19,9°C). Hanno anche considerato il freddo storico che ha colpito gli Stati Uniti nel febbraio 2021, provocando le temperature più basse registrate in quasi un secolo in Texas (rispettivamente, -13,3°C e -8,3°C ad Austin e Houston). Confrontando così l’inverno 2020-21 con gli ultimi 42 inverni, hanno avuto evidenza del fatto che il riscaldamento globale è in grado di amplificare le correnti e l’azione del vortice polare, portando in ultima istanza (anche) ad inasprire il freddo. L’effetto farfalla, appunto.
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