Diversamente da ciò che accade per molte culture dell’antichità, abbiamo un’idea piuttosto precisa di come si viveva a Roma, e soprattutto, rispetto alla comicità, sono state conservate decine di commedie degli autori più conosciuti. Di recente il professor Orlando Gibbs, ricercatore del Trinity College di Cambridge e specializzato nelle commedie latine, ha messo in relazione il senso dell’umorismo di allora con il nostro, evidenziando differenze e similitudini. Le commedie di cui si occupa Gibbs sono state scritte fra il Terzo e il Secondo secolo a.C., quando Roma era ancora una Repubblica, dai due più famosi commediografi latini, Plauto e Terenzio. Gibbs ha osservato che i meccanismi comici che funzionavano allora sono validi tutt’oggi per quanto risultino un po’ scontati. Il primo è quello dei personaggi stereotipati, che si trovano anche nelle fiabe raccontate ancora oggi ai bambini. Alcuni personaggi stereotipati dei romani sono comunque giunti fino a noi: la figura del servo astuto ad esempio può essere facilmente assimilata all’elfo domestico Dobby nella saga di Harry Potter.
Il secondo meccanismo comico sopravvissuto fino ad oggi è lo schema che prevede una frase spiazzante, una pausa, e la spiegazione, inconsueta e perciò buffa, della frase spiazzante. Si tratta di un meccanismo che oggi ritroviamo nelle barzellette e funziona chiaramente tutte le volte che chiediamo “Qual è il colmo per..”?
Il terzo meccanismo è quello che Gibbs chiama “il gioco”, cioè una situazione prolungata in cui succede qualcosa di incongruo e che viene risolta nel finale.
Di solito il gioco si basa su un dialogo tra due personaggi, e alcune ripetizioni: in una scena del film Tre uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo, per esempio, un medico se la prende con Aldo perché prova più volte a fare una diagnosi del malore capitato a Giacomo senza essere un medico; alla fine, però, la diagnosi del medico sarà identica a quella fornita da Aldo.
Il quarto meccanismo è forse quello più contemporaneo, è la cosiddetta “rottura della quarta parete”: cioè quell’espediente per cui uno dei personaggi interrompe la finzione della scena e si rivolge direttamente al pubblico. Oggi è uno dei meccanismi principali della stand-up comedy, in cui i comici parlano in piedi e da soli davanti a un pubblico scherzando spesso sulla propria condizione e la propria performance, come se la stessero commentando, ma anche in molte serie tv comiche.

