Quando parliamo di Shoah e di Olocausto ci riferiamo espressamente alle azioni messe in atto dal regime della Germania nazista nei confronti principalmente degli Ebrei d’Europa, ma anche di tutte le categorie di persone ritenute dal regime “indesiderabili” o “inferiori”.
“Shoah” è propriamente una parola della lingua ebraica che troviamo nella Bibbia con il significato di “tempesta devastante”, “catastrofe”, “distruzione”, e nella storiografia (la scienza che descrive e analizza i fatti storici) viene utilizzata per indicare un fenomeno noto come “antisemitismo”, un’ostilità di lungo corso, basata su pregiudizi e conflitti millenari che non hanno smesso di esistere nel corso del tempo.
Il termine “antisemitismo” fu coniato dal nazionalista Wilhelm Marr (1819-1904) per sostituire, nell’uso comune, la parola “Judenhass” che in tedesco vuol dire “odio degli ebrei”, sebbene si definiscano semiti tutti quei popoli che parlano lingue appartenenti al gruppo semitico, tra cui l’arabo, l’ebraico, l’aramaico e l’amarico. Il “semitismo” quindi è un ceppo linguistico ma non identifica una razza, sebbene i popoli semiti abbiano dei caratteri fisici e genetici comuni.
Domani, 27 gennaio, si celebrerà la Giornata della Memoria istituita dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, per commemorare le vittime dell’Olocausto. Per questo motivo, negli ultimi giorni, sono apparsi sui giornali numerosi articoli che ricordano questa terribile pagina della nostra storia, e come di consueto, anche quest’anno è stato reso pubblico il rapporto annuale di Wzo, l’Organizzazione sionista mondiale, e Agenzia ebraica che indica il 2021 come l’anno più antisemita del decennio. Il rapporto dell’Osservatorio riporta che: una quota del 30 per cento sul totale mondiale di episodi antisemiti è segnalata negli Stati Uniti, ma circa la metà di tutti gli episodi denunciati è avvenuta in Europa, con una crescita nel Regno Unito (1.308 casi nel primo semestre contro 875 dello stesso periodo 2020) e in Austria, dove sono raddoppiati. L’aumento in Germania, dove la statistica è aggiornata ai primi dieci mesi dell’anno, conta 1.850 episodi contro i 1.909 di tutti i 12 mesi del 2020, e il fenomeno interessa più i lander dell’ex DDR. Il trend è in diminuzione invece in Russia, secondo quanto riferito dalla locale comunità ebraica.

