Warriors, Steph Curry da urlo: 40 punti nella vittoria contro i Cavaliers

Warriors, Steph Curry da urlo: 40 punti nella vittoria contro i Cavaliers

Coach Kerr aveva detto che questo andamento di Steph non sarebbe stato sostenibile nel corso di un’intera stagione. Ma, evidentemente, Steph non ha recepito il messaggio. Perché nella vittoria di questa notte è stato divino.

Carmen Apadula About Basketball
Cilento - sabato 12 novembre 2022
Stephen Curry e Draymond Green
Stephen Curry e Draymond Green © web

Dopo aver perso 5 partite consecutive, per parcondicio, i Golden State Warriors ne hanno vinte 2 di fila, portando il loro record a 5 vittorie e 7 sconfitte. Inutile dire di chi è stata la maggior parte del merito, perché tanto lo sappiamo. Ma mi sembra più che doveroso spendere due parole a riguardo.

Pensate che anche lo stesso capo allenatore degli Warriors, Steve Kerr, ha esaurito le parole per descrivere il gioco di Stephen Curry in questo incredibile inizio di stagione. Ad inizio settimana, aveva detto che Curry era stato “mozzafiato”. Stanotte, dopo la vittoria del team contro i Cleveland Cavaliers (per 106-101) ha detto che è stato “spettacolare”

“Non ci sono più aggettivi per descrivere il gioco di Steph. È incredibile” sostiene coach Kerr. “È semplicemente straordinario, sera dopo sera. Date le circostanze, e cioè con la nostra squadra un po’ in crisi, che cercava di uscire da una brutta situazione, lui è stato spettacolare. Non è mai stato meglio, credo di poterlo dire”.

Dopo la vittoria di Golden State contro i Sacramento Kings, ottenuta lunedì, coach Kerr aveva detto che questo andamento di Steph non sarebbe stato sostenibile nel corso di un’intera stagione da 82 partite. Ma, evidentemente, Steph non ha recepito il messaggio. Perché nella vittoria di questa notte è stato a dir poco divino.

Steph ha segnato ben 40 punti contro i Cavs, di cui 18 nel quarto quarto. Ed è stata la sesta volta in questa stagione che ha segnato almeno 10 punti in un quarto quarto. Non dimentichiamoci poi che ha registrato un 15 su 23 al tiro, compreso un 6 su 11 da tre punti, aggiungendo anche 4 rimbalzi e 5 assist alla sua prestazione. Il tutto in 34 minuti.

 

E i suoi 15 punti negli ultimi 5.05 minuti di gioco sono stati più che sufficienti per “regalare” ai Cavaliers la loro quarta sconfitta stagionale.

Per essere più precisi, in tutte le sue ultime 11 partite, Curry ha segnato almeno 30 punti, raggiungendo un totale di 87 punti nelle ultime due vittorie della squadra e diventando (secondo ESPN Stats&Info), a 34 anni, il giocatore più anziano a vantare il maggior numero di partite consecutive da 40 punti, secondo solo al Michael Jordan del 2001/2002.

“Per me questo significa essere aggressivo” dice Steph a proposito della sua incredibile prestazione, a fine partita. “Ovviamente, i tiri devono entrare, ma si tratta anche di attaccare aggressivamente fuori dai pick-and-rolls, di coinvolgere gli altri giocatori, di arrivare al pitturato e di finire, di mettere la palla nel canestro. Molta fiducia ci è stata trasmessa dalla nostra corsa ai playoffs dell’anno scorso. Si tratta di capire l’equilibrio tra playmaking e creazione di punti. Io ho molta fiducia in me stesso, posso fare tutto quello che voglio e divertirmi giocando”.

Secondo Draymond Green, invece, ciò che più si distingue nell’inizio di stagione incredibile di Steph, sono le sue letture di gioco.

In particolare, l’orso ballerino ha preso in esame un’azione di questa notte, dopo che Steph ha sentito il capo allenatore di Cleveland, J.B. Bickerstaff, dire ai suoi centri di rimanere nel pitturato. Steph allora si è avvicinato ai suoi compagni e, con tutta la nonchalance del mondo, gli ha chiesto di mettersi di fronte agli avversari, in modo che lui potesse tirare la palla da più vicino della metà campo.

L’azione successiva ha dunque portato Kevon Looney a piazzarsi su Jarrett Allen, liberando Curry per una delle sue triple da capogiro. 

“Prepara tutte queste cose” dice Green. “Abbiamo visto Steph fare questo per anni, ma credo che sia il modo in cui lo sta facendo e il modo in cui stia mettendo i compagni nei punti in cui li vuole che mi ha impressionato. La sua crescita è assolutamente incredibile. Notare tutte queste cose e arrivare all’esatto tiro che si vuole ottenere, e poi realizzarlo, è tutta un’altra cosa. Impostare effettivamente il tiro e poi realizzarlo è davvero impressionante”.

17.6 secondi dalla fine della partita, e con gli Warriors in vantaggio per 103-99, Curry si è avvicinato alla linea dei tiri liberi e ha esultato, mentre i cori da MVP echeggiavano per tutto il Chase Center. E, se gli Warriors riuscissero a continuare a costruirsi vittorie del genere, le sue possibilità di vincere il premio saranno più alte di quelle di chiunque altro, dato che la sua media stagionale migliore in carriera è rimasta in piedi grazie ad un’altra prestazione tagliente.

Steph viaggia a 33.3 punti di media, tirando con il 53/44/91% generale, ed è sulla buona strada per diventare il secondo giocatore della storia NBA a portare avanti queste percentuali. Il primo? Beh. Steph Curry nel 2016. E vi dirò di più, Steph è anche diventato il primo giocatore della storia della lega a segnare almeno 40 punti in entrambe le gare di un back-to-back, con un 65% dal campo e almeno 5 triple segnate.

Curry ha tirato con il 67% dal campo e il 55% da tre nelle ultime 3 partite, e l’ultimo giocatore ad avere avuto una media di almeno 42 punti, con una percentuale di tiro dal campo del 65% in un totale di 3 partite, è stato Kevin Durant nella stagione 2013-2014.

Certo, gli Warriors si stanno un po’ cullando su questa situazione, dando per scontato che Curry potrà offrire questo tipo di prestazioni per tutta la stagione. Bisogna però tener conto che ha senza dubbio sostenuto un carico più pesante quest’anno, per aiutare la sua squadra a trovare qualsiasi tipo di successo. 

Eppure, per il momento, gli Warriors non si dicono preoccupati riguardo alla non infinita resistenza o all’eventuale carico di lavoro troppo eccessivo di Steph.

“Alla fine, Steph porterà sulle sue spalle la maggior parte del carico offensivo. E’ così, e questo è ciò che fa” sostiene Green. “Non c’è bisogno di farsi prendere dal panico o di stancarsi proprio ora. Ma credo che i ragazzi stiano iniziando a trovare il loro ritmo e tutto si unirà. È un processo graduale”. 

Coach Kerr dice invece che la forma fisica e la forza di Steph sono le aree in cui ha visto una crescita maggiore durante i suoi nove anni a Golden State. Ma Steph non ritiene che questo sia il miglior inizio di stagione della sua carriera. Dice invece che, più che altro, si trattava di mantenere lo stesso ritmo che aveva trovato verso la fine della scorsa stagione, e di portarlo avanti fino a questo momento. 

“Non direi che questo è il momento in cui mi sono sentito meglio fisicamente” dichiara. “Ho solo cercato di mantenere il ritmo e il livello delle prestazioni che ho avuto per un po’ di tempo. I numeri ovviamente sono buoni e voglio continuare così. Considerando le nostre difficoltà all’inizio, e il modo in cui stiamo cercando di superare questo ostacolo in quanto squadra, è bello sapere che si può fare strada in partite importanti come questa, per aiutarci a ottenere un solido slancio. Vedremo quanto durerà”. 

Anche se la modalità della vittoria di questa notte è stata simile a quella ottenuta contro i Kings, Steph stavolta è stato aiutato un po’ di più dai suoi compagni di squadra.  

Andrew Wiggins ha segnato ben 20 punti, ed è stato l’unico titolare degli Warriors (insieme a Steph) a raggiungere la doppia cifra nel punteggio. Jordan Poole, dopo aver faticato un po’ all’inizio dell’anno, ha invece segnato 18 punti partendo dalla panchina, in una delle prestazioni più efficienti delle sue ultime partite, con anche un 6 su 13 dal campo e un 4 su 8 da tre punti. Anthony Lamb ne ha invece aggiunti altri 10, segnandone 7 nel primo tempo, e aggiungendo anche 4 rimbalzi (di cui 2 offensivi) e un assist alla sua prestazione, in 24 minuti passati in campo. E’ stato poi molto attivo su entrambi i lati del campo, mantenendo vivi i possessi, segnando grandi tiri e difendendo molto duramente

“Ci ha dato un’energia incredibile” è l’opinione di Green. “Capisce e sa come giocare a basket. Riesce a tirare. È tenace. È sempre nel punto giusto. Non ha paura di fare la guardia a un centro… Bisogna dare credito ad un giocatore come lui”.

Non bisogna poi trascurare il ritorno di Donte DiVincenzo, che ha dato a Steph e a Jordan Poole più flessibilità per giocare senza palla. Uno dei suoi 3 assist ha portato a una tripla da urlo per Curry, mentre gli altri due sono arrivati all’inizio del quarto quarto, prima per Poole e poi per Looney, per favorire un 9-2 di parziale Warriors per iniziare il periodo.

“Ha segnato solo un tiro stasera, ma la sua presenza si sentiva in campo” dice Curry. “Sono sicuro che prenderà più ritmo offensivo e cercherà un po’ di più i suoi, andando avanti. E’ un altro giocatore di cui ci si può fidare quando ha la palla tra le mani, se si cerca di fare la giocata giusta”.

DiVincenzo è stato particolarmente bravo in difesa, soprattutto nelle situazioni di cambio, quando è stato costretto a confrontarsi con i centri di Cleveland. L’aggressività difensiva gli ha procurato qualche problema con i falli all’inizio, guadagnandosene ben 2 nei suoi primi 7 minuti in campo, ma Golden State ha limitato i suoi avversari a 74 su 183 tiri complessivi nelle ultime due partite.

“Penso che sia stata la nostra migliore partita difensiva” sostiene coach Kerr. “Entrambe le unità sono state bloccate su quel lato della palla, almeno per la maggior parte. Abbiamo fatto un ottimo lavoro in difesa senza commettere falli. È stato un bene riavere Donte".

James Wiseman, Moses Moody, JaMychal Green e Ty Jerome non sono potuti scendere in campo, mentre Jonathan Kuminga ha giocato solo 4 minuti nel primo tempo e non è più rientrato. 

Con la prestazione di Steph si è persa la prestazione di Draymond Green, che ha registrato 13 assist e non ha perso neanche una palla. Secondo l’Elias Sports Bureau, l’ultima volta che un giocatore degli Warriors ha distribuito così tanti assist con 0 palle perse, contro gli Oklahoma City Thunder nel 2011, ed era proprio Curry.

 

“Per quanto siano forti Evan Mobley e Jarrett Allen, ci sono alcune cose che vedo quando si gioca con due centri tradizionali e che penso di poter sfruttare” sostiene Green. “E stasera sono riuscito a partire velocemente, a spingere, a portare il ritmo della partita dove volevamo noi, e questo è stato fondamentale. Quindi volevo risolvere questo problema fin dall’inizio”.

Domenica a Sacramento, gli Warriors cercheranno di vincere la loro prima partita in trasferta. E la loro arma è solo una. Semplicemente, Stephen Curry.  

 

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