Settebello, due di bastoni e asso di coppa: scopa!

Settebello, due di bastoni e asso di coppa: scopa!

In Campania, la regina dei giochi

Elisa Coviello Esploriamo un mondo di giochi - Alla scoperta dei giochi più divertenti del pianeta.
Cilento - giovedì 28 dicembre 2023
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carte © personale

Passeggiando per Napoli c’è una certezza fissa e costante: ovunque, ci saranno degli amici che giocano a scopa davanti ad un buon caffè. La tradizione parla chiaro: mazzi mescolati con maestranza da giocoliere, tornei di briscola tra vecchietti, partite estive fra vecchi amici, scopa, tressette, asso pigliatutto dopo il pranzo della domenica.
Le carte napoletane sono una pietra miliare della storia campana, amate e rispettate: una cosa seria, una vera opera d’arte, figlie del legame strettissimo tra Napoli e Spagna.
Sembra che le prime testimonianze delle carte da gioco risalgano al X sec. in Cina, usate come denaro.
Dopo, verso la fine del 1300, le carte giunsero in Europa, soprattutto in Spagna. Le figure assunsero le sembianze di re, cavalieri e servi, tutte disegnate a mano.
Sotto la dominazione spagnola dei Borboni le carte giunsero a Napoli nel XVI; il mazzo era composto da 40 carte, suddiviso in quattro semi: coppe, bastoni, denari e spade. Si ritiene che i semi rappresentassero le classi sociali medievali: coppe il clero, bastoni i contadini, denari i mercanti e spade i soldati.
Le carte divennero la voce del popolo e gli artisti che le creavano facevano sì che rappresentassero scene di vita quotidiana; così le figure delle carte iniziarono ad assumere sempre di più le sembianze di personaggi reali: il 10 di spade divenne Re Ferdinando, il 9 di spade rappresentava il cavaliere mediorientale con scimitarra e turbante. Però, i disegni potevano adeguarsi ai tempi, ma i semi non potevano essere modificati altrimenti si attirava la cattiva sorte.
Gli artigiani produttori di carte appartenevano ad una vera e propria casta dove i disegni si trasmettevano di padre in figlio. Il valore delle carte varia in base al gioco nel quale sono utilizzate: le prime sette carte di ogni seme raffigurano per analogia le cifre dall’uno (asso) al sette, mentre sulle altre sono raffigurate delle ‘figure’: l’ottava carta è una donna, la nona è un fante a cavallo e la decima è un re.
Il colore del seme di denari è rappresentato come stelle gialle, il seme di bastoni è realizzato con la presenza di mazze di legno con una striscia di foglie, poi ci sono le spade e le coppe.
Le carte più gettonate sono il re denari o “Matta” che nel gioco del sette e mezzo può assumere qualsiasi valore, e il sette denari, detto anche “Sette Bello”, che nella scopa fa un punto a sè.
I giochi di carte sono parte integrante della cultura popolare partenopea e vengono utilizzate per tanti tipi di giochi; i più popolari sono: briscola, Il tresette, la scopa, Il sette e mezzo e Il rubamazzo. Un mazzo di carte, 40 figure, tanti giochi, un incredibile divertimento.

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