I Protocolli dei Savi di Sion

Il documento falso che alimentò l’antisemitismo in Europa

Ilaria Lembo Uno sguardo al passato
Cilento - venerdì 26 novembre 2021
I "protocolli" dei "savi anziani" di Sion
I "protocolli" dei "savi anziani" di Sion © web

“Mancava lei…75190”: queste le parole usate in un post su Facebook dal leghista Fabio Meroni, No Vax convinto, nei confronti della senatrice a vita Liliana Segre, attaccata per aver appoggiato la campagna vaccinale contro il Covid.

Queste parole sconcertanti, che ignorano gli orrori prodotti dal regime nazifascista, ci inducono a riflettere su quanto le parole, in determinati momenti storici, siano diventate uno strumento ideologico vòlto a favorire un clima d’odio nei confronti di minoranze etniche e religiose o di intere comunità.

Che cosa accade, infatti, quando le parole si trasformano in menzogne raccolte in documenti falsi?

E’ il caso del documento intitolato “Protocolli dei Savi di Sion”, in cui è formulata la teoria del grande complotto ebraico per impadronirsi del mondo. Il documento, redatto nel 1903 da agenti della polizia segreta zarista, è un falso che fu realizzato con l’intento di alimentare l’odio verso gli ebrei nell’Impero russo. La polizia segreta, dunque, intendeva colpire quegli esponenti liberali e socialisti, in gran parte ebrei, che, in quel momento, stavano preparando la Rivoluzione del 1905 contro il regime zarista, incurante delle condizioni di arretratezza e povertà in cui versava la popolazione russa.

Le tesi esposte nel documento si diffusero in Europa: anche se il quotidiano londinese Times dimostrò ben presto che si trattava di un falso, gli ambienti antisemiti europei trasformarono la teoria del complotto giudaico in una convinzione così radicata da influire sul programma politico di Adolf Hitler che avrebbe poi condotto alla giustificazione dello sterminio degli ebrei.

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