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La lumaca che scoprì l’importanza della lentezza

Di Luis Sepulveda

Mondo
Cilento giovedì 19 gennaio 2023
di Gina C.
Luis Sepulveda
Luis Sepulveda © web

La lumaca che scoprì l’importanza della lentezza è una favola che si fa leggere d’un fiato, ma che va assaporata con la giusta “lentezza” per essere apprezzata. “Voglio sapere perché sono così lenta, sussurrò la lumaca. Sei lenta perché hai sulle spalle un gran peso, spiegò il gufo. (…) Io so volare ma non lo faccio. Una volta, tanto tempo prima che voi lumache veniste ad abitare nel prato, c’erano molti più alberi di quelli che si vedono adesso. C’erano faggi e ippocastani, lecci, noci e querce. Tutti quegli alberi erano la mia casa, volavo di ramo in ramo, e il ricordo di quegli alberi che non ci sono più mi pesa così tanto che non posso volare. Tu sei una giovane lumaca e tutto ciò che hai visto, tutto ciò che hai provato, amaro e dolce, pioggia e sole, freddo e notte, è dentro di te, e pesa, ed essendo così piccola quel peso ti rende lenta”.

Vedere a colori in un mondo in bianco e nero porta a essere considerati come quelli sbagliati, un problema da cui stare alla larga. È quanto accade alla lumachina Ribelle protagonista di questa favola, che non si accontenta, come le altre lumache, di una vita standardizzata schiava dell’abitudine, ma decide con caparbia determinazione di intraprendere un viaggio verso la scoperta di sé. E sarà proprio la lentezza la chiave per raggiungere un traguardo importante.

Nel Paese del Dente di Leone, ai piedi della pianta del calicanto, vive una colonia di lumache convinta di trovarsi nel miglior posto al mondo, pur non avendone mai esplorati altri. Trascorrono le loro giornate seguendo i dettami dell’abitudine e si rivolgono l’una all’altra chiamandosi semplicemente «lumaca». Tra loro però ce n’è una che non sembra accontentarsi di come vanno le cose in quel piccolo angolino di prato ed è tormentata da tanti interrogativi. Si chiede infatti come mai non abbia un nome e, soprattutto, non riesce a capire il perché della lentezza. Le altre lumache non sembrano però avere le risposte che cerca e infastidite dal suo atteggiamento ribelle la spingono ad allontanarsi dal gruppo. La piccola protagonista non si lascia scoraggiare poiché: un vero ribelle conosce la paura ma sa vincerla e decide di intraprendere un viaggio che la porterà alla scoperta di sé…

La colonia di lumache rappresenta un po’ tutti noi, abituati a condurre vite con schemi e ritmi prefissati, piegati dall’ordine già stabilito delle cose, incapaci di guardare oltre e di chiederci “perché?”. Sono quelli come Ribelle però a fare la differenza, a essere propulsori di cambiamento e di miglioramento.

La piccola lumachina ci prende per mano e portandoci con sé, pagina dopo pagina, ci fa riscoprire l’importanza della lentezza anche nelle nostre vite frenetiche.

Luis Sepúlveda deve l’idea di questo racconto al nipotino Daniel e alla semplicità con cui i bambini si chiedono il perché delle cose. Un giorno, infatti, mentre giocavano insieme nel giardino di casa, il piccolo si mise ad osservare i pigri movimenti di una lumachina e chiese al nonno il motivo di tanta lentezza.

L’autore non usa paroloni difficili, espressioni articolate o d’effetto, ma sceglie la stessa semplicità con cui un nonno si rivolgerebbe al proprio nipotino.

Questa è una favola per tutte le età. I bambini si possono appassionare all’avventura di Ribelle e seguirla anche grazie alle numerose illustrazioni inserite tra le pagine del libro. Per gli adulti invece, questa lettura diventa un’occasione per fermarsi e riflettere.

Talvolta però le metafore e i simbolismi creati da Sepúlveda peccano di scarsa originalità. Non è infatti la prima volta che una lumaca venga assimilata alla lentezza e una tartaruga alla memoria.

In alcuni tratti poi le riflessioni dell’autore, mascherate da gufo malinconico piuttosto che da lumaca tradizionalista, sembrano a metà, solo abbozzate, forse volutamente per lasciare al lettore il gusto di completare il puzzle.

Dopo aver letto l’ultima pagina, è come se il libro non finisse perché i diversi spunti di riflessione continuano ad accompagnare il lettore anche nel quotidiano.

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