Quel gran genio di Leonardo Da Vinci ci aveva visto giusto: la bicicletta avrebbe avuto un gran successo

Una bici “dekochari”

Il dekochari deriva dalla tendenza giapponese alla decorazione dei camion, molto comune a partire dagli anni ’70

Mondo
Cilento domenica 21 novembre 2021
di Francesca Schiavo Rappo
Giovani giapponesi in sella alle bici
Giovani giapponesi in sella alle bici "dekochari" © web

Quel gran genio di Leonardo Da Vinci ci aveva visto giusto: la bicicletta avrebbe avuto un gran successo. 

La prima rappresentazione di un veicolo somigliante alla moderna bici si ritrova infatti in un suo disegno del 1490, contenuto nel Codice Atlantico: una macchina a due ruote unite da un’asse di legno, dotata di un manubrio, dei pedali e una catena che collegava i pedali alla ruota posteriore.

Tuttavia l'invenzione di una bicicletta in grado di essere utilizzata arrivò solo nel giugno del 1817 grazie al barone tedesco Karl von Drais, che la chiamò “Laufmachine”.

Oggi il successo della bici è ancora grandissimo. Ne esistono di tanti tipi e non è raro neanche trovare bici personalizzate dai loro proprietari. È proprio questo il caso del dekochari, un movimento di decorazione della bicicletta che si è sviluppato in Giappone grazie ai bambini, caratterizzato dall’uso di accessori in compensato, cromatura, display luminosi e sistemi audio per personalizzare il più possibile la propria bici.

Il dekochari deriva dalla tendenza giapponese alla decorazione dei camion, molto comune a partire dagli anni ’70, ma ha trovato un buon terreno nella creatività dei giovani giapponesi. 

Un tempo molto diffuso, il dekochari ha mostrato solo un piccolo inconveniente alla prova di velocità dei piccoli ciclisti: il peso dei veicoli che aumentava a causa delle decorazioni. Per questo motivo oggi, le bici dekochari sono dotate spesso di una batteria per auto sotto il loro esterno lucido. 

 

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