Unire la Sicilia all’Italia continentale, l’isola alla Penisola. È un sogno che è nato nel 251 a. C.

Il Ponte sullo Stretto

… Da allora sono stati innumerevoli i tentativi di studio di fattibilità del ponte sullo stretto di Messina

Italia
Cilento giovedì 15 settembre 2022
di La Redazione
Uno dei progetti del ponte sullo stretto di Messina
Uno dei progetti del ponte sullo stretto di Messina © web

Era il 251 a.C., in pieno periodo di guerre puniche, e il collegamento aveva uno scopo pratico. La storia la raccontano sia il geografo greco Strabone, vissuto dal 63 a.C. al 23 d.C., sia Plinio il Vecchio, nato nel 23 d.C. e morto nel 79 durante l’eruzione del Vesuvio. Strabone riporta che Lucio Cecilio Metello, console romano della Repubblica, sconfigge Asdrubale nella battaglia di Palermo del 251 a.C., durante la prima guerra punica. Asdrubale era stato inviato in Sicilia con un grosso contingente militare che comprendeva anche 140 elefanti da guerra, un compendio di “carri armati dell’antichità” in grado di terrorizzare i romani, i quali però a Palermo partono da una posizione di difesa, dietro le mura della città, e riescono ad annientare l’esercito cartaginese. Asdrubale è messo in fuga, si ritira a Lilibeo ma poi viene richiamato a Cartagine e messo a morte per la sconfitta subita, e lascia a Lucio Cecilio Metello un cospicuo bottino di guerra con gli elefanti sopravvissuti.
Strabone racconta che per celebrare la vittoria decide di portare a Roma i pachidermi superstiti, e forse, ed è importante specificare “forse”, lo fa costruendo un ponte di barche fra Sicilia e Calabria, dove i romani fanno passare gli elefanti, che raggiungono Roma e rendono prestigiosissimo il trionfo del console Romano. La vittoria sarà talmente importante che le monete romane dei Metelli mostreranno spesso l’effigie dell’elefante.
Collegare “Messana” (Messina) a “Regium Julium” (Reggio Calabria) non è impresa semplice, e i romani la portano a termine legando un numero enorme di botti, a due a due, con altre tavole, realizzando un ponte di legno galleggiante. 
Racconta Strabone: “(Lucio Cecilio Metello) radunate a Messina un gran numero di botti vuote, le ha fatte disporre in linea sul mare legate a due a due in maniera che non potessero toccarsi o urtarsi. Sulle botti formò un passaggio di tavole coperte da terra e da altre materie e fissò parapetti di legno ai lati affinché gli elefanti non avessero a cascare in mare”.
… Da allora sono stati innumerevoli i tentativi di studio di fattibilità del ponte sullo stretto di Messina. Noi per ora possiamo solo attendere che la politica riesca a realizzare nuovamente un’opera che, forse, oltre 2 millenni fa aveva collegato alla penisola la sua grande isola più vicina, unendo quel che la natura ha diviso e che l’uomo tenta, ormai da troppo tempo, di riunire.

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