Bea viveva con la sua nonna in una casetta al limitare del bosco...

L’inverno di Bea

Un piccolo torrente faceva sentire la sua voce

Italia
Cilento lunedì 05 febbraio 2024
di Lucia Gonnella
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Immagine per "L'inverno di Bea" © web

Bea viveva con la sua nonna in una casetta al limitare del bosco.

Il paese non era molto lontano e nonna e nipotina vi si recavano ogni mattina, la bambina per andare a scuola e la nonna per apportare il suo aiuto agli abitanti facendo loro le punture o sbrigando delle faccende domestiche. Tutti le volevano bene e ripagavano i suoi servigi con prodotti della terra o con piccoli tagli di stoffa con i quali la nonna cucina bellissimi abitini per la sua nipotina.

Erano felici di vivere in quella casetta circondata da alti abeti, noci, castagni, corbezzoli e agrifogli le cui bacche rosse attraevano lo sguardo della bambina come se fossero state gemme preziose. Poco lontano un piccolo torrente faceva sentire la sua voce argentina e la bambina saliva sul ponticello che lo sovrastava e s'incantava a guardare l'acqua spumeggiante attorno ai sassi che fuoriuscivano dal suo letto e immaginava mondi lontani accompagnata dal canto melodioso degli uccelli.

D'estate si inoltrava nel bosco più fitto per raccogliere fragole, mirtilli, more... con cui la nonna preparava delle buonissime crostate e conserve per l'inverno. E in autunno insieme raccoglievano noci, castagne, nocciole... come scorta di frutta secca per i periodi più freddi.

Quell'anno l'inverno arrivò presto e fu particolarmente rigido. La nonna prese un brutto raffreddore con febbre alta. Stava tanto male e la casetta, nonostante il fuoco sempre acceso nel camino, era fredda. Bea trascinò il lettuccio della nonna accanto al focolare, ma ben presto si accorse che la scorta di legna stava per finire. Disperata indossò la sua calda mantellina, prese un pezzo di pane e un po' di formaggio e si avventurò nel bosco completamente innevato alla ricerca di legna da ardere. Purtroppo la neve aveva coperto alberi e prati e non era facile trovarne: dalla coltre bianca spuntava qualche nero ramo, ma era poca cosa. Sconsolata si sedette, appoggiò il viso tra le braccia e pianse calde lacrime. Forse si addormentò perché ad un tratto fu svegliata da una voce calda e da un tocco gentile sulla spalla. Si destò di colpo e incontrò gli occhi più dolci che avesse mai visto nel viso rugosa di un vecchio. Questi le chiese se avesse qualcosa da mangiare e Bea trasse dalla tasca della mantellina il pezzo di pane e formaggio e gliene diede metà. Insieme consumarono il frugale pasto e poi l'uomo le chiese perché fosse così disperata. Bea riprese a piangere e gli parlò della sua nonna ammalata, della sua paura di perderla e della legnaia ormai vuota.

Il vecchio le disse: "Non preoccuparti, torna a casa e vedrai che qualcosa accadrà ". Fiduciosa riprese la strada del ritorno e quando fu nei pressi della casa, si accorse che le luci erano accese; entrò e vide che nel camino ardeva un bel fuoco. La nonna era seduta sulla sua seggiola e non manifestava segni di malessere. La bimba l'abbracciò felice e poi corse nella legnaia. Con sua grande sorpresa vide che era colma di ciocchi ben allineati. Cadde in ginocchio e ringraziò mentalmente il vecchio del bosco perché era sicura che il miracolo fosse opera sua.

Quell'inverno il camino rimase sempre acceso e la legna non diminuì mai, anzi più ne consumavano e più la legnaia si riempiva.

Bea e la nonna furono grate al vecchio tutti i giorni della loro vita perché aveva voluto aiutarle, forse commosso dalla generosità della bambina.

 

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