{"id":31818,"date":"2026-07-08T10:07:29","date_gmt":"2026-07-08T08:07:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ipiccoliquotidiano.it\/?p=31818"},"modified":"2026-07-24T14:27:53","modified_gmt":"2026-07-24T12:27:53","slug":"il-paese-ricco-che-faceva-partire-i-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ipiccoliquotidiano.it\/index.php\/2026\/07\/08\/il-paese-ricco-che-faceva-partire-i-giovani\/","title":{"rendered":"Il paese ricco che faceva partire i giovani"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"31818\" class=\"elementor elementor-31818\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-6534ac97 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"6534ac97\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2cea3d20\" data-id=\"2cea3d20\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7ef4c036 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"7ef4c036\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">C\u2019era una volta un paese molto bello, appoggiato su una collina verde e circondato da campi, boschi, ulivi e case antiche con i balconi pieni di fiori, dove al mattino il sole illuminava lentamente i tetti di pietra e alla sera il vento portava per le strade il profumo della terra e dell\u2019erba tagliata.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Il paese si chiamava Fonteviva e, a guardarlo da lontano, sembrava davvero un luogo fortunato, perch\u00e9 aveva tanta terra fertile, un fiume pulito che scorreva tra gli alberi, un vecchio mulino pieno di ricordi, una scuola con un grande cortile, una piazza luminosa e tante case costruite con pietre forti, capaci di resistere al vento, alla pioggia e al tempo.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Fonteviva era un paese ricco, ma non era ricco soltanto perch\u00e9 possedeva boschi, campi, acqua pulita e case antiche, perch\u00e9 la sua vera ricchezza era nascosta nella storia, nell\u2019archeologia, nella memoria delle famiglie e nelle intelligenze dei suoi abitanti, soprattutto dei giovani, che avevano occhi pieni di domande, mani pronte a costruire e cuori pieni di sogni.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Sotto la terra di Fonteviva riposavano tracce antiche, come vecchi muri, tombe, oggetti dimenticati, sentieri percorsi da popoli lontani e pietre silenziose che sembravano custodire la voce di uomini, donne e bambini vissuti molti secoli prima, quando quelle colline erano gi\u00e0 attraversate da pastori, contadini, artigiani, guerrieri e viandanti.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Ogni angolo del paese raccontava qualcosa, perch\u00e9 una pietra poteva ricordare un\u2019antica casa, un sentiero poteva parlare di passi lontani, un vecchio muro poteva sembrare una pagina aperta sul passato e un piccolo oggetto ritrovato nella terra poteva diventare il segno prezioso di una storia che non doveva essere dimenticata.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Ma Fonteviva era ricca anche di intelligenze vive, presenti e preziose, perch\u00e9 c\u2019erano ragazzi capaci di studiare, inventare, usare il computer, immaginare nuovi lavori, raccontare il paese al mondo e trasformare la bellezza dei luoghi in opportunit\u00e0, senza cancellare l\u2019anima antica del territorio.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">C\u2019erano giovani pieni di idee, insegnanti appassionati, artigiani esperti, nonni custodi di memoria, donne e uomini che conoscevano la terra, le stagioni, i mestieri, i racconti pi\u00f9 antichi e i segreti di un paese che avrebbe potuto offrire molto, se solo avesse avuto il coraggio di investire davvero nel proprio futuro.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Eppure, con il passare degli anni, accadde qualcosa di molto triste, perch\u00e9 tutta quella ricchezza rimase troppo spesso ferma, chiusa, inutilizzata e quasi addormentata, mentre la storia restava nei racconti dei nonni, l\u2019archeologia dormiva sotto la polvere, i sentieri venivano dimenticati, le case antiche restavano vuote e le idee dei giovani venivano ascoltate troppo poco.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">A Fonteviva, infatti, c\u2019erano persone che dicevano di amare il paese, ma spesso pensavano pi\u00f9 ai propri piccoli vantaggi che al bene di tutti, perch\u00e9 alcuni volevano decidere sempre loro, altri avevano paura delle novit\u00e0 e altri ancora non sopportavano che un giovane potesse proporre qualcosa di diverso, moderno e coraggioso.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Cos\u00ec, invece di aiutare chi aveva buone idee, spesso lo fermavano, e quando qualcuno proponeva di riaprire un sentiero, rispondevano che non serviva, quando qualcuno voleva creare un laboratorio nella vecchia scuola, dicevano che era troppo moderno, e quando un giovane parlava di turismo, archeologia, tecnologia e nuovi lavori, qualcuno scuoteva la testa e ripeteva che in quel paese si era sempre fatto cos\u00ec.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">A poco a poco, Fonteviva cominci\u00f2 a vivere pi\u00f9 di capricci che di progetti, pi\u00f9 di piccoli privilegi che di grandi sogni, pi\u00f9 di abitudini ferme che di nuove idee, e sembrava quasi che alcuni avessero pi\u00f9 paura del progresso che dello spopolamento, perch\u00e9 preferivano lasciare tutto immobile, anche se il paese si svuotava, piuttosto che permettere ad altri di creare lavoro, portare visitatori, aprire attivit\u00e0 e guardare il futuro con occhi diversi.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">La cosa pi\u00f9 triste era che molte persone, pur capendo che le cose non andavano bene, restavano in silenzio a guardare, perch\u00e9 vedevano le buone idee bloccate, vedevano i giovani partire, vedevano le case chiudersi, vedevano la scuola perdere alunni, ma non parlavano, forse perch\u00e9 pensavano che non toccasse a loro, forse perch\u00e9 avevano paura di mettersi contro qualcuno, o forse perch\u00e9 speravano che prima o poi qualcun altro avrebbe trovato una soluzione.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">C\u2019erano adulti che avrebbero potuto cambiare le cose, perch\u00e9 avevano esperienza, voce, responsabilit\u00e0 e possibilit\u00e0 di aiutare il paese a scegliere una strada nuova, ma spesso preferivano restare fermi, come spettatori seduti davanti a una finestra, mentre sotto i loro occhi Fonteviva perdeva lentamente i suoi ragazzi, le sue risate, le sue famiglie e il suo domani.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Intanto il tempo passava e, mentre il paese aspettava, i giovani cominciarono a partire uno dopo l\u2019altro, portando via con s\u00e9 non solo una valigia piena di vestiti, ma anche sogni, competenze, entusiasmo e quella forza nuova che avrebbe potuto cambiare il destino di Fonteviva.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Prima part\u00ec Raffaele, che voleva aprire una piccola bottega di prodotti del paese, dove vendere pane, olio, miele, formaggi, legumi, oggetti fatti a mano e piccoli racconti stampati sulle etichette, ma nessuno volle aiutarlo davvero, perch\u00e9 molti dicevano che era un\u2019idea bella ma difficile e che, forse, era meglio cercare fortuna altrove.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Poi part\u00ec Celeste, che sognava di diventare guida turistica e accompagnare i visitatori tra i vicoli antichi, il vecchio mulino, le pietre archeologiche e i sentieri nascosti, ma le dissero che non c\u2019erano progetti per lei, anche se lei conosceva lingue straniere, storie, luoghi e racconti che avrebbero potuto emozionare tante persone.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Part\u00ec anche Nadir, che amava i computer e voleva creare un laboratorio digitale nella vecchia scuola chiusa, per far conoscere Fonteviva attraverso internet, le mappe digitali, le fotografie, i video e le nuove tecnologie, ma gli risposero che era meglio non rischiare, come se ogni novit\u00e0 fosse un pericolo invece che una possibilit\u00e0.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Ogni partenza lasciava un piccolo vuoto, perch\u00e9 una casa si spegneva, una famiglia diventava pi\u00f9 silenziosa, un nonno restava pi\u00f9 solo davanti alla porta, una madre guardava la strada sperando di vedere tornare suo figlio e un bambino, passando davanti a una finestra chiusa, capiva che qualcosa di importante stava lentamente scomparendo.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">La piazza divent\u00f2 pi\u00f9 vuota, il campetto rimase quasi sempre deserto, la scuola perse alunni e le finestre illuminate, la sera, diventarono sempre meno, finch\u00e9 anche il paese, che una volta sembrava pieno di voci, di passi e di risate, cominci\u00f2 ad assomigliare a un luogo che aveva paura del silenzio.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Fonteviva era ancora ricca, ma sembrava sempre pi\u00f9 povera, perch\u00e9 una ricchezza lasciata ferma non fa nascere futuro, una storia non raccontata finisce per svanire, un tesoro non valorizzato resta nascosto e un\u2019intelligenza costretta a partire diventa una perdita non solo per una famiglia, ma per tutto il paese.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"color: #000000\">Poi arriv\u00f2 il giorno in cui anche chi si era sempre sentito al sicuro cominci\u00f2 ad avere paura, perch\u00e9 partirono anche i figli di quelli che dicevano che andava tutto bene, partirono anche i nipoti di quelli che non volevano cambiare nulla e partirono anche i ragazzi delle famiglie che per anni avevano pensato di non avere bisogno degli altri.<\/span><\/strong><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Le attivit\u00e0 economiche che un tempo sembravano forti iniziarono a soffrire, perch\u00e9 il forno vendeva meno pane, il negozio della piazza vedeva entrare sempre meno clienti, il bar restava vuoto per molte ore del giorno e persino le piccole attivit\u00e0 di chi aveva difeso soltanto i propri vantaggi cominciarono a chiudere, una dopo l\u2019altra, a causa della diminuzione della popolazione e dell\u2019aumentare dello spopolamento.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Fu allora che molti capirono una verit\u00e0 semplice e dolorosa, cio\u00e8 che quando si blocca il futuro degli altri, prima o poi si blocca anche il proprio, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 salvarsi da solo dentro un paese che lentamente si svuota.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Un giorno, nella classe quinta della scuola elementare, la maestra Lidia chiese ai bambini di scrivere un tema dal titolo \u201cChe cosa vorrei per il mio paese da grande?\u201d, e in aula cal\u00f2 un silenzio strano, perch\u00e9 tutti capirono che quella non era una domanda qualunque, ma una domanda che toccava il cuore.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Dopo qualche minuto, Bianca alz\u00f2 la mano e disse che lei avrebbe voluto restare a Fonteviva, ma aveva paura che, da grande, anche lei sarebbe stata costretta ad andare via, proprio come tanti ragazzi pi\u00f9 grandi che avevano salutato il paese con gli occhi lucidi e una valigia in mano.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Anche Elia parl\u00f2 e raccont\u00f2 che sua sorella era partita perch\u00e9 diceva che l\u00ec non c\u2019era lavoro, mentre Azzurra aggiunse che suo cugino voleva aprire un\u2019attivit\u00e0, ma nessuno lo aveva ascoltato abbastanza, e cos\u00ec aveva scelto di costruire la sua vita lontano.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">La maestra Lidia chiuse il registro, si sedette vicino ai bambini e, con una voce dolce ma molto seria, disse che <strong>un paese non muore quando diventa piccolo, ma comincia davvero a spegnersi quando smette di credere nei suoi figli, nelle loro idee e nella possibilit\u00e0 di cambiare<\/strong>.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Quelle parole arrivarono dritte al cuore di tutti e, quel pomeriggio, i bambini decisero di fare qualcosa, perch\u00e9 non avevano soldi, non avevano potere e non avevano uffici importanti, ma possedevano una cosa preziosa che nessuno poteva togliere loro: la voce.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Prepararono cartelloni colorati e scrissero frasi semplici ma forti, come \u201c<strong>Vogliamo un paese dove restare<\/strong>\u201d, \u201c<strong>Le idee dei giovani sono semi che fanno rifiorire anche i paesi pi\u00f9 silenziosi<\/strong>\u201d, \u201c<strong>Un paese ricco non deve far scappare i suoi figli<\/strong>\u201d, \u201c<strong>La storia, l\u2019archeologia e le intelligenze possono creare futuro<\/strong>\u201d, \u201c<strong>Chi ama il paese non blocca le idee: le aiuta a crescere<\/strong>\u201d e \u201c<strong>Un paese che ascolta i bambini pu\u00f2 ancora salvare il proprio domani<\/strong>\u201d.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Il giorno dopo portarono i cartelloni in piazza e, quando gli adulti li videro arrivare, alcuni sorrisero, altri abbassarono gli occhi e altri ancora rimasero in silenzio, perch\u00e9 quelle parole, scritte con pennarelli colorati da mani di bambini, erano semplici, ma facevano male perch\u00e9 erano vere.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Il nonno di Bianca, che si chiamava Saverio e aveva visto partire due figli e tre nipoti, si avvicin\u00f2 lentamente e disse che i bambini avevano ragione, perch\u00e9 gli adulti avevano pensato troppo a conservare quello che avevano e troppo poco a costruire quello che mancava, lasciando partire troppi ragazzi e avendo paura delle idee nuove.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Poi aggiunse, con la voce un p\u00f2 tremante, che un paese che non ascolta i giovani diventa vecchio anche nel cuore, perch\u00e9 non basta avere pietre antiche, belle case, campi fertili e una storia importante, se poi non si d\u00e0 spazio a chi vuole creare futuro.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Allora parl\u00f2 la signora Elvira, che preparava ancora il pane nel forno antico, e disse che avrebbe potuto insegnare ai ragazzi a fare il pane del paese, mentre Giosu\u00e8, che conosceva tutti i sentieri, propose di accompagnare i visitatori nei boschi e di raccontare la storia delle montagne.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Il professor Damiano, che amava l\u2019archeologia, spieg\u00f2 che avrebbe potuto aiutare i bambini e i ragazzi a scoprire le tracce antiche del territorio, perch\u00e9 le pietre non sono solo pietre, ma pagine di un grande libro che tutti dovevano imparare a leggere, proteggere e raccontare.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Nadir, tornato per qualche giorno dalla citt\u00e0, ascolt\u00f2 tutto dalla fine della piazza e si emozion\u00f2, poi disse che, se il paese voleva davvero cambiare, lui avrebbe potuto aiutare a creare un sito internet, una mappa digitale e un piccolo laboratorio per insegnare ai ragazzi a usare la tecnologia.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Celeste, che era tornata per salutare la nonna, si fece avanti e disse che avrebbe potuto preparare percorsi turistici per far conoscere il paese, le case antiche, il mulino, il fiume, i sentieri, i resti archeologici e le storie dei nonni, trasformando la memoria in un cammino da vivere e condividere.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Anche Raffaele, che era partito deluso, mand\u00f2 un messaggio da lontano e scrisse che, se davvero le cose fossero cambiate, sarebbe tornato anche lui, perch\u00e9 voleva aprire la sua bottega proprio l\u00ec, nel paese dove era nato.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Per la prima volta dopo tanto tempo, Fonteviva non parlava solo di ci\u00f2 che aveva perso, ma cominciava a parlare di ci\u00f2 che poteva diventare, e gli adulti capirono che non bastava dire di amare il paese, perch\u00e9 bisognava dimostrarlo con i fatti, lasciando spazio alle idee, aiutando chi voleva creare lavoro, ascoltando i giovani e smettendo di pensare solo ai piccoli vantaggi personali.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Fu organizzato un grande incontro nella piazza, ma non fu chiamato riunione e non fu chiamato assemblea, perch\u00e9 i bambini vollero dargli un nome pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 bello: \u201c<strong>La giornata delle porte aperte<\/strong>\u201d, un giorno in cui ogni persona poteva portare un\u2019idea, un ricordo, una proposta, una fotografia, un mestiere, un sogno o anche soltanto una promessa di aiuto.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Questa volta parlarono tutti: bambini, genitori, nonni, insegnanti, artigiani, giovani partiti e giovani rimasti, senza che nessuno fosse mandato via, senza che nessuna idea fosse derisa e senza che qualcuno ripetesse ancora che si era sempre fatto cos\u00ec.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Qualcuno propose di ripulire i sentieri, qualcuno propose di valorizzare i resti archeologici, qualcuno propose di riaprire la vecchia scuola come laboratorio per bambini, giovani e visitatori, qualcuno propose di aiutare le piccole attivit\u00e0 economiche e qualcuno propose di insegnare ai ragazzi a usare la tecnologia per raccontare il paese al mondo.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Da quel giorno, Fonteviva cominci\u00f2 lentamente a cambiare, non con una magia improvvisa, ma con piccoli passi concreti, fatti di mani che lavoravano, idee che venivano ascoltate, porte che si riaprivano, persone che tornavano a parlarsi e giovani che, per la prima volta dopo tanto tempo, sentivano di avere un posto dentro il futuro del loro paese.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">La vecchia scuola chiusa divent\u00f2 un laboratorio creativo, il mulino fu riaperto per le visite, i sentieri furono ripuliti, le tracce archeologiche furono studiate, protette e raccontate, i nonni cominciarono a narrare le storie del paese ai bambini e ai visitatori, e i giovani crearono piccole imprese legate alla terra, alla memoria, alla tecnologia, all\u2019accoglienza e alla bellezza.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Alcuni coltivarono la terra con metodi nuovi, altri aprirono botteghe, laboratori, percorsi guidati e attivit\u00e0 digitali, mentre la piazza, che per tanto tempo era stata silenziosa, ricominci\u00f2 a riempirsi di passi, saluti, domande, risate e progetti.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Il paese non divent\u00f2 grande all\u2019improvviso, ma torn\u00f2 vivo, perch\u00e9 le finestre si accesero di sera, nel campetto tornarono le grida dei bambini e la scuola non sembr\u00f2 pi\u00f9 un luogo destinato a chiudere, ma il cuore del paese che ricominciava a battere.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Un giorno Bianca vide Raffaele tornare con una valigia e gli chiese se fosse venuto solo per una visita, ma lui sorrise e rispose che era tornato per restare, perch\u00e9 adesso a Fonteviva c\u2019era finalmente spazio per chi voleva costruire.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Poco dopo torn\u00f2 anche Celeste, con un quaderno pieno di itinerari, torn\u00f2 Nadir, con il suo computer sotto il braccio, e tornarono altri giovani, non tutti insieme e non subito, ma uno alla volta, come rondini che ritrovano la strada di casa dopo un lungo viaggio.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Bianca guard\u00f2 la collina, le case, il fiume, la piazza e i sentieri antichi, e cap\u00ec che un paese ricco non \u00e8 davvero ricco quando tiene le sue ricchezze ferme, chiuse e inutilizzate, perch\u00e9 un paese \u00e8 davvero ricco solo quando investe nei giovani, ascolta le idee, protegge la memoria, valorizza l\u2019archeologia, crea lavoro e permette ai suoi figli di scegliere se partire, restare o tornare.<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Da quel giorno, all\u2019ingresso di Fonteviva, fu messo un grande cartello con una frase semplice e luminosa: \u201c<strong>Qui nessun sogno resta chiuso in una valigia.<\/strong>\u201d<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Sotto quella frase, i bambini vollero aggiungerne un\u2019altra: \u201c<strong>Ogni buona idea pu\u00f2 diventare una porta aperta.<\/strong>\u201d<\/span><\/p><p style=\"text-align: justify\">E ogni volta che qualcuno passava davanti a quel cartello, ricordava la lezione pi\u00f9 importante, cio\u00e8 che un paese pu\u00f2 avere storia, bellezza, archeologia e intelligenze, ma se non ha il coraggio di <strong>credere nei suoi giovani e creare per loro opportunit\u00e0 concrete<\/strong> rischia di perdere tutto, mentre se apre le porte alle idee nuove, smette di difendere piccoli privilegi e impara a costruire insieme, anche un piccolo paese pu\u00f2 tornare a vivere, sorridere e guardare il futuro con speranza.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta un paese molto bello, appoggiato su una collina verde e circondato da campi, boschi, ulivi e case antiche con i balconi pieni di fiori, dove al mattino il sole illuminava lentamente i tetti di pietra e alla sera il vento portava per le strade il profumo della terra e dell\u2019erba tagliata. 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